Poche canzoni hanno una storia documentata quanto “Billie Jean”, e quasi nessuna ha una protagonista che non è mai esistita. Michael Jackson lo ha spiegato lui stesso: la donna del titolo non è una persona, è una somma di persone — e la canzone nasce da un problema che i fratelli Jackson conoscevano bene.
Chi era Billie Jean
Nella sua autobiografia “Moonwalk”, pubblicata nel 1988, Jackson raccontò che il personaggio era ispirato alle ragazze che negli anni sostenevano di aver avuto un figlio da uno dei suoi fratelli. Non una vicenda sola, quindi, ma un fenomeno ricorrente attorno a una famiglia diventata famosissima quando i suoi componenti erano ancora ragazzi.
La canzone mette in scena esattamente quella situazione: un’accusa di paternità e la negazione di chi la riceve. È una materia scomoda, molto lontana dal pop romantico che ci si aspetterebbe dal singolo più famoso dell’album più venduto della storia, ed è probabilmente uno dei motivi per cui il pezzo ha continuato a incuriosire per quarant’anni.
La protagonista non è mai esistita: è la somma di tutte le ragazze che negli anni bussavano alla porta dei Jackson.
Quincy Jones voleva cambiare due cose, e Jackson disse no
Il brano è scritto da Michael Jackson e prodotto da Quincy Jones, e su due punti i due non erano d’accordo. Jones trovava troppo lunga l’introduzione strumentale — quasi mezzo minuto prima che entri la voce — e voleva accorciarla. Jackson si oppose: quella lunghezza serviva, diceva, perché era il tempo che gli faceva venire voglia di ballare.
Il secondo disaccordo riguardava il titolo. Jones temeva che “Billie Jean” facesse pensare alla tennista Billie Jean King, allora popolarissima negli Stati Uniti, e propose di intitolare il pezzo in un altro modo. Anche qui l’autore tenne il punto.
Sono aneddoti minori, ma raccontano una cosa che conta: su questo brano Jackson decideva, e il produttore più autorevole della sua epoca perse entrambe le discussioni. Il risultato — un’introduzione lunga che oggi si riconosce dopo due secondi — gli ha dato ragione.
Dietro il disco c’è il lavoro dell’ingegnere del suono Bruce Swedien, che su questo brano si applicò a lungo per ottenere una batteria che non somigliasse a nessun’altra in circolazione. Non era un capriccio tecnico: la canzone poggia quasi per intero su quel battito e sulla linea di basso, e se quei due elementi non fossero stati immediatamente riconoscibili non ci sarebbe stato molto altro a reggere il pezzo.
È il tratto che distingue “Billie Jean” da gran parte del pop dell’epoca. L’arrangiamento resta praticamente identico dall’inizio alla fine, senza aperture né cambi di scena: la tensione non nasce da quello che succede, ma da quello che ostinatamente non cambia. È una scelta rischiosa, e funziona perché il materiale di partenza è abbastanza forte da sopportarla.
Il video che ha aperto MTV
Nel 1983 MTV era una televisione giovane e la sua rotazione era quasi interamente rock e bianca. Il video di “Billie Jean” fu tra i primi di un artista afroamericano a entrare nella programmazione pesante del canale, e da lì in poi quella barriera non tenne più.
È l’aspetto per cui questa canzone conta al di là della musica. Il successo di “Thriller” e la presenza di Jackson su MTV cambiarono che cosa una televisione musicale considerava trasmissibile, e l’effetto si vide su tutti gli artisti neri che arrivarono dopo. Poche canzoni pop hanno avuto una conseguenza industriale così misurabile.
Il 25 marzo 1983
Quel giorno Jackson registrò la sua esibizione per “Motown 25”, lo speciale televisivo per i venticinque anni dell’etichetta, andato in onda il 16 maggio successivo. Cantò “Billie Jean” da solo sul palco, e in quei minuti eseguì per la prima volta in televisione il passo che sarebbe diventato il moonwalk.
Da quel momento la canzone e il movimento sono inseparabili: il brano è rimasto la colonna sonora di quel passo, e chiunque provi a imitarlo lo fa su questa base. È una fusione fra un pezzo musicale e un gesto fisico che nella storia del pop ha pochissimi paragoni.
Curiosità: nell’archivio storico di Airdave questa pagina ha 56.996 letture e 1.015 stampe. Mille stampe sono un numero enorme anche per un archivio grande: significa che per anni qualcuno ha continuato a portarsi via il testo su carta, cosa che si faceva per impararlo — e “Billie Jean” si canta veloce.
Cosa resta
Il brano esce come secondo singolo di “Thriller” nel gennaio 1983 e vince due Grammy l’anno successivo. Ma i premi sono la parte meno interessante: quello che resta è una canzone costruita su un’accusa e su una negazione, che ha venduto quanto una canzone d’amore.
Chi oggi ne cerca il significato di solito ha in mente il ritmo e il passo di danza, e scopre che sotto c’è una storia di paternità contestata. È lo scarto che rende il pezzo più interessante di come lo si ricorda: il suono dice festa, il testo dice tutt’altro, e i due piani non si incontrano mai.
Titolo: Billie Jean
Artista: Michael Jackson
Album: Thriller
Anno: 1982 (singolo: gennaio 1983)
Autore: Michael Jackson
Produzione: Quincy Jones
La scheda del brano si trova nell’archivio alla pagina di Billie Jean, mentre il resto del catalogo è raccolto nella pagina di Michael Jackson.
una canzone davvero significativa nel senso più ampio della parola
io ho cominciato a adorare michael qnd stavo kn il mio tipo…..michael rimarrà sempre nll storia dei + grandi cantanti del pop xkè lui lo merita veramente….ci terrei a ringraziarlo di ttt cuore x le emozioni ke ci ha dato askoltando le sue kanzoni….dove cè lui cè luce….grazie unico re del pop…. :(