Soldatini, cannoncini con le bocche in su, bandiere di tre colori diversi e mille mamme che aspettano: 3 colori di Tricarico usa l’immaginario di un gioco da bambini per parlare di guerra, di confini e di un paese intero, dalla mezza luna del Cilento alla nebbia della pianura padana. Sotto la filastrocca c’è una domanda seria, e un pizzico di polemica politica che il brano si è portato dietro fin dal primo giorno.

Sanremo 2011, l’anno del tricolore

Il brano, il cui titolo ufficiale è “Tre colori”, è la canzone con cui Francesco Tricarico partecipa al Festival di Sanremo 2011, il sessantunesimo, in un’edizione che cade nell’anno dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia. Esce come singolo il 16 febbraio 2011, lo stesso giorno dell’album L’imbarazzo, che la contiene. Per Tricarico, milanese classe 1971, è la terza volta all’Ariston: nel 2008 aveva portato “Vita tranquilla”, con cui aveva vinto il premio della critica, e nel 2009 “Il bosco delle fragole”. Il grande pubblico lo conosceva dal 2000, quando “Io sono Francesco” era arrivata al primo posto in classifica.

A differenza di quasi tutto il suo repertorio, però, questa canzone non l’ha scritta lui.

Una canzone nata per lo Zecchino d’Oro

L’autore è Fausto Mesolella, chitarrista degli Avion Travel, che alla vigilia del festival ha raccontato di averla pensata in origine per lo Zecchino d’Oro. Il dettaglio spiega molto della forma del brano: rime semplici, immagini da libro illustrato, un ritornello che si impara al primo ascolto. Non a caso, nella serata dei duetti del 18 febbraio, Tricarico l’ha cantata insieme a un coro di trentotto bambini tra gli otto e i dieci anni di una scuola elementare di Sanremo, il coro di voci bianche “Si La So…l”.

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La scelta del coro non è decorativa. Mettere la guerra in bocca ai bambini, con le parole di un gioco, è esattamente il meccanismo della canzone: si parte dai soldatini di latta e si arriva, verso dopo verso, a qualcosa che gioco non è più.

La bandiera verde e le polemiche

Prima ancora del festival, “Tre colori” ha fatto discutere. Nella sua prima versione il brano si intitolava “Nebbia” e conteneva un verso sulle truppe nella nebbia che hanno una bandiera verde: un’immagine che molti hanno letto come un’allusione alla Padania e alla Lega Nord, nell’anno in cui l’Italia celebrava la propria unità. Prima dell’Ariston il testo è stato modificato, in accordo fra autore ed editore: la bandiera verde è rimasta, ma accanto sono comparse una bandiera rossa sul confine e una bianca in cima al monte.

Mesolella ha respinto l’idea di una canzone politica e ha negato di aver subito pressioni: per lui “Tre colori” era una canzone d’amore. Tricarico ne ha dato una lettura simile, parlando di una canzone di amore, di speranza e di insegnamento, contro la guerra, in cui la guerra resta un gioco e proprio per questo può essere metafora di tante cose.

Tre colori, tre significati

Letto con queste chiavi, il testo si apre. Ci sono diversi eserciti, ognuno con la sua bandiera di un colore solo, e c’è un ritornello che ricorda che la nostra, invece, di colori ne ha tre. La differenza è tutta lì: gli altri sono una parte, noi siamo l’insieme. La mezza luna cilentana e la nebbia padana del primo verso non sono scelte a caso, sono il Sud e il Nord messi nello stesso quadro.

La canzone non celebra la bandiera come un simbolo di vittoria, ma come la somma di pezzi diversi che, presi da soli, finirebbero per farsi la guerra.

Poi il gioco si incrina. Arrivano i soldatini di frontiera, Mille mamme aspettano, e l’invito a non farsi fucilare. Arriva la storia già scritta e già studiata, che qualcuno pensava di dover ripassare: un modo lieve per dire che gli errori del passato tendono a ripetersi. Nel finale i tre colori vengono spiegati uno per uno, Verde la speranza rosso il sangue di frontiera, e il bianco della neve che abbraccerà i cuori. È una lettura del tricolore da sussidiario, volutamente ingenua, che proprio per questo funziona: la speranza e la pace da una parte, il prezzo pagato sui confini dall’altra.

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All’Ariston il brano non è arrivato alla serata finale, ma resta un tentativo raro per una canzone da festival: parlare di identità nazionale con il linguaggio di una ninna nanna.

Curiosità: Fausto Mesolella non ha solo scritto il brano: alla vigilia del festival era stato annunciato accanto a Tricarico sul palco dell’Ariston, al pianoforte e come seconda voce.

Titolo: Tre colori (3 colori)
Artista: Tricarico
Album: L’imbarazzo
Anno: 2011 (singolo del 16 febbraio)
Autore: Fausto Mesolella
Festival: Sanremo 2011

La scheda del brano si trova nell’archivio alla pagina di 3 colori, mentre il resto del catalogo è raccolto nella pagina di Tricarico.