Il 21 settembre 2011 i R.E.M. annunciarono che la band finiva lì, dopo trentun anni. Poche settimane dopo pubblicarono “We All Go Back To Where We Belong”, e il titolo — “torniamo tutti da dove veniamo” — arrivò con un tempismo che nessun ufficio stampa avrebbe saputo costruire.

L’ultima canzone di una band durata trent’anni

Il brano esce nell’ottobre del 2011 come primo estratto da “Part Lies, Part Heart, Part Truth, Part Garbage 1982-2011”, la raccolta che chiude la carriera del gruppo e che arriva nei negozi il 15 novembre dello stesso anno. Non è un pezzo d’archivio ripescato: è materiale nuovo, registrato nel 2011, uno dei tre inediti incisi apposta per quel disco.

Questo lo rende, letteralmente, una delle ultime cose che i R.E.M. hanno pubblicato da band. È una posizione che nessun altro brano del loro catalogo può rivendicare, e cambia il modo in cui lo si ascolta: qualunque cosa dica, la dice per ultima.

“Part Lies, Part Heart, Part Truth, Part Garbage” non è una raccolta qualsiasi, e si capisce dal titolo: quattro parole per dire che una carriera di trent’anni è fatta anche di bugie e di spazzatura, oltre che di cuore e verità. È un modo di riassumersi che poche band si concedono, e dice qualcosa sul tono con cui i R.E.M. hanno scelto di congedarsi — senza monumenti.

Il disco ripercorre l’intero percorso, dagli anni della I.R.S. Records fino agli ultimi album, e i tre inediti sono l’unica cosa che il pubblico non aveva già. Metterli in fondo a un’antologia invece che su un disco nuovo è una decisione che vale una dichiarazione: quelle canzoni non aprivano niente, chiudevano.

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Un congedo che forse non era nato come congedo

Qui serve una precisazione onesta, perché è il punto dove le ricostruzioni si prendono più libertà. Che la canzone sia stata scritta come un addio non è un fatto accertato: gli inediti nascono nelle sessioni del 2011, negli stessi mesi in cui la decisione maturava, e il gruppo non ha mai presentato il pezzo come un messaggio di commiato.

Quello che è certo è come funziona, non come è nato. Un brano che parla di ritorno, pubblicato da un gruppo che si sta sciogliendo, viene letto come un saluto anche se non era stato pensato così — e a quel punto la distinzione interessa i biografi, non chi ascolta.

Non sappiamo se sia stata scritta per salutare. Sappiamo che è la cosa che i R.E.M. hanno detto per ultima, e questo basta a farla suonare come un saluto.

Cosa dice il titolo

“We all go back to where we belong” si può rendere in due modi, e la differenza non è di poco conto: “torniamo tutti dove apparteniamo” oppure “torniamo tutti da dove veniamo”. La prima è una frase sulla giusta collocazione, la seconda sull’origine. L’inglese le tiene insieme, l’italiano costringe a scegliere.

La canzone non scioglie l’ambiguità, e probabilmente è voluto. Il testo di Michael Stipe lavora per immagini di ritorno e di quiete, senza indicare un luogo preciso a cui tornare: il posto a cui si appartiene resta indefinito, ed è chi ascolta a riempirlo. È una scrittura che i R.E.M. hanno praticato per tutta la carriera, e che qui trova un’occasione perfetta.

Un video fatto di un volto solo

Per accompagnare il brano la band scelse una soluzione radicale: niente narrazione, niente montaggio, una sola inquadratura fissa sul volto di una persona che ascolta la canzone dall’inizio alla fine. Il più noto dei video ha per protagonista l’attrice Kirsten Dunst, ripresa in primo piano mentre reagisce a quello che sente.

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È una scelta coerente con il pezzo. Un brano che non spiega dove si torna non può permettersi immagini che lo spieghino al posto suo: mostrare una faccia che ascolta è il modo più diretto per dire che il significato sta nella reazione di chi riceve, non in quello che la canzone dichiara.

Curiosità: nell’archivio storico di Airdave i R.E.M. compaiono con 318 canzoni. È il catalogo di una band che ha attraversato trent’anni cambiando pelle più volte, dal rock universitario degli esordi ai dischi da classifica degli anni Novanta — e questo brano ne è l’ultima riga.

Perché la si cerca ancora

Chi arriva oggi a questa canzone di solito ci arriva per una via precisa: sta ricostruendo la fine dei R.E.M. e vuole sapere qual è stato l’ultimo pezzo. È una domanda da appassionati, non da classifica, e infatti il brano non ha mai avuto la circolazione dei loro successi.

La risposta è che l’ultima canzone parla di tornare a casa, e che i R.E.M. l’hanno pubblicata mentre chiudevano bottega. Se sia una coincidenza o una scelta non lo sapremo mai con certezza — ed è probabilmente il finale più adatto per una band che ha costruito trent’anni di carriera su testi che non si lasciano chiudere in una spiegazione sola.

Titolo: We All Go Back To Where We Belong
Artista: R.E.M.
Raccolta: Part Lies, Part Heart, Part Truth, Part Garbage 1982-2011
Anno: 2011
Fine della band: annuncio del 21 settembre 2011

La scheda del brano si trova nell’archivio alla pagina di We All Go Back To Where We Belong, mentre il resto del catalogo è raccolto nella pagina dei R.E.M..

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