Nel 2012 Kelly Clarkson era già una delle voci pop più riconoscibili degli Stati Uniti, con dieci anni di carriera e una serie di singoli costruiti sulla potenza vocale. “Don’t Rush” va nella direzione opposta: è un pezzo che rallenta, abbassa il volume e chiede pazienza. Il titolo, tradotto alla lettera, significa “non avere fretta”, ed è esattamente il programma della canzone.
Una canzone sull’aspettare
Il tema è semplice e per questo raro: chiedere all’altra persona di non correre. Non è una canzone di rottura né di conquista, i due modi in cui il pop racconta quasi sempre l’amore, ma il momento intermedio in cui una storia sta prendendo forma e uno dei due vorrebbe accelerare. La richiesta è di lasciare che le cose maturino nel loro tempo.
È un sentimento poco spettacolare, difficile da rendere senza scivolare nel banale, e la scelta di affidarlo a un arrangiamento sobrio è coerente: niente esplosione nel ritornello, niente crescendo. La canzone fa quello che dice — non ha fretta — e la struttura musicale è la prima dimostrazione della tesi.
Il passo verso il country
Il brano è apertamente country, con la chitarra in primo piano e un impianto acustico che chi conosceva Clarkson solo per i suoi singoli pop non si aspettava. Non è però una deviazione improvvisata: nata in Texas, cresciuta ascoltando quella musica, l’artista aveva già lasciato intravedere quella direzione in più occasioni prima di prendersela apertamente qui.
La registrazione avviene a Nashville, ai Sound Stage Studios, cioè nel luogo che quel suono lo definisce. Alla produzione c’è Dann Huff, uno dei nomi più richiesti del country americano di quegli anni. Sono scelte che dicono chiaramente che l’incursione era seria, non un travestimento per un singolo.
Una canzone che chiede di non avere fretta e che, nella sua costruzione musicale, si rifiuta esattamente di averla.
Il duetto con Vince Gill
La presenza di Vince Gill è la ragione per cui il pezzo funziona davvero. Voce storica del country, con una timbrica tenorile morbida e riconoscibile, Gill non fa il coro né l’ospite di prestigio: dialoga alla pari. Il contrasto fra la sua voce e quella di Clarkson — più potente, più spinta — crea il movimento che l’arrangiamento, volutamente trattenuto, non fornisce.
È anche un passaggio di legittimazione. Farsi accompagnare da un artista di quel peso, dentro un genere in cui si era ospiti, è il modo più diretto per dire che non si sta facendo un esperimento di passaggio.
Dove si trova la canzone
“Don’t Rush” fa parte di “Greatest Hits – Chapter One”, la prima raccolta di successi di Kelly Clarkson, pubblicata nel 2012, ed è una delle poche incisioni inedite aggiunte a quel disco. È un dettaglio che spiega molto della sua natura: i brani nuovi di una raccolta servono a indicare dove l’artista vuole andare, non a riassumere dove è stata.
Letta così, la canzone diventa un annuncio di intenzioni più che un singolo qualsiasi. Chi ha seguito la carriera negli anni successivi ha visto quella direzione consolidarsi: l’apertura verso sonorità più calde e meno costruite era già tutta qui.
Curiosità: il brano non è firmato da Kelly Clarkson. Lo hanno scritto Blu Sanders, Natalie Hemby e Lindsay Chapman — Hemby in particolare è una delle autrici più stimate di Nashville, con una lunga lista di brani scritti per altri prima di pubblicare a proprio nome.
Perché vale ancora la pena ascoltarla
Non è il pezzo più conosciuto del repertorio di Clarkson e non lo diventerà: manca il ritornello che si impianta in testa, manca l’urlo finale che il suo pubblico si aspettava. Proprio per questo è uno dei più interessanti da riascoltare oggi, perché mostra un’artista che sceglie di togliere invece di aggiungere in un momento in cui poteva permettersi qualsiasi cosa.
Chi cerca “Don’t Rush” di solito lo fa dopo averla sentita per caso e non essere riuscito a inquadrarla. La spiegazione è che non appartiene del tutto a nessuno dei due mondi che la contengono: troppo country per il pubblico pop, troppo pop per quello country. È una posizione scomoda, ed è anche la ragione della sua durata.
Titolo: Don’t Rush
Artisti: Kelly Clarkson feat. Vince Gill
Album: Greatest Hits – Chapter One
Anno: 2012
Autori: Blu Sanders, Natalie Hemby, Lindsay Chapman
Produzione: Dann Huff
La scheda del brano si trova nell’archivio alla pagina di Don’t Rush, mentre il resto del catalogo è raccolto nella pagina di Kelly Clarkson.