Bologna, primi anni Sessanta: un ragazzo basso e di poche parole suona il clarinetto nelle cantine jazz della città, dove passa più tempo che a scuola. Nessuno immaginerebbe che diventerà l’autore di alcune fra le canzoni italiane più conosciute nel mondo. Lucio Dalla è nato il 4 marzo 1943 ed è morto a Montreux il 1° marzo 2012: in mezzo, mezzo secolo passato a raccontare le persone che di solito nelle canzoni non entrano.
Il clarinetto, il jazz e l’incontro con Roversi
Prima di essere un cantautore, Dalla è stato un musicista jazz, e si sente in tutto quello che ha scritto dopo: le sue melodie non stanno mai ferme dove te le aspetti. La svolta arriva fra il 1973 e il 1976, quando comincia a lavorare con il poeta bolognese Roberto Roversi, che gli scrive i testi di tre dischi difficili e politici. È la scuola che lo trasforma da interprete in autore.
Quando il sodalizio finisce, Dalla fa una cosa che non aveva mai fatto: si scrive i testi da solo. Da lì in avanti nasce il Dalla che tutti conoscono, quello capace di far convivere una canzone da spiaggia e un pezzo sull’apocalisse nello stesso disco.
«4 marzo 1943», la canzone che si chiamava «Gesù bambino»
Il titolo è la sua data di nascita, ma non era il titolo originale. Il brano, scritto con Paola Pallottino, si chiamava «Gesù bambino» e raccontava una ragazza madre di sedici anni, un soldato straniero di passaggio e un bambino nato da quell’incontro. Troppo per il Sanremo del 1971: la commissione impose modifiche al testo, e il verso che parlava di ladri e prostitute diventò un più innocuo riferimento alla gente del porto. A cambiare il titolo nella data di nascita di Dalla fu il maestro Ruggero Cini.
Nonostante la potatura, la canzone arrivò terza e diventò il suo primo grande successo. Quello che resta, dietro la vicenda della censura, è il ritratto di una maternità senza giudizio: la madre bambina che canta al figlio le strofe da osteria perché non conosce ninne nanne, e il paese che lo chiama come il figlio di Dio — che mi volle chiamare come nostro Signore — per prenderlo in giro. La pagina d’archivio del brano è fra le più consultate del nostro catalogo su Dalla.
Curiosità: Lucio Dalla è morto il 1° marzo 2012, tre giorni prima di compiere sessantanove anni. Cioè tre giorni prima di quel 4 marzo che aveva messo nel titolo della canzone che lo aveva fatto conoscere.
«Caruso», nata in una stanza d’albergo a Sorrento
Nel 1986 Dalla resta fermo a Sorrento per un guasto alla barca e alloggia in un albergo che aveva ospitato Enrico Caruso negli ultimi mesi di vita. Il personale gli racconta di quei giorni e della passione del tenore per una giovane allieva. Da lì nasce una canzone che mescola melodramma e pop, con un ritornello in napoletano — Te voglio bene assaje — che l’ha resa una delle canzoni italiane più eseguite nel mondo. Esce dentro il doppio dal vivo DallAmeriCaruso.
Il tema non è l’amore romantico ma la morte guardata da vicino: un uomo che sa di stare per finire e canta lo stesso. È probabilmente il motivo per cui ha funzionato ovunque, anche dove nessuno capiva le parole.
Dalla ha passato la vita a raccontare le persone che nessuno racconta: una ragazza madre di sedici anni, due amanti stanchi, un uomo che canta mentre muore.
Le storie minime: Anna e Marco, Futura, il Disperato erotico stomp
La parte più sottovalutata della sua opera sta nei brani che sembrano piccoli. Anna e Marco mette due ragazzi qualunque in una città di provincia che li stringe. Futura immagina una figlia che nasce dopo, davanti al muro di Berlino, e le dà un nome che è un augurio. Disperato erotico stomp racconta una notte di solitudine con un’ironia che nel 1977 nessuno si permetteva.
C’è poi Itaca, dove il punto di vista non è quello di Ulisse ma dei rematori: quelli che remano e non tornano nei libri di storia. È lo sguardo che tiene insieme tutto il suo repertorio.
Quello che dice il nostro archivio
Airdave conserva le pagine di 179 canzoni e 19 album di Lucio Dalla, con le letture registrate fra il 2003 e il 2017. In cima non c’è partita: Caruso con quasi quattordicimila letture, quasi il triplo della seconda. È anche la più stampata, con oltre milleseicento stampe.
Il resto della classifica è più interessante del previsto. Al secondo posto non c’è un classico da antologia ma «Disperato erotico stomp», seguito da «4 marzo 1943» e da Cara. Brani lunghi, parlati, poco radiofonici: quando la gente andava a cercare i testi di Dalla, cercava quelli difficili. Attenti al lupo, il suo pezzo più popolare in assoluto, arriva solo quinto.
Artista: Lucio Dalla (Bologna, 4 marzo 1943 – Montreux, 1° marzo 2012)
Canzoni in archivio: 179
Album in archivio: 19
Brano più letto: Caruso (13.904 letture)
Brano più stampato: Caruso (1.635 stampe)
Periodo dei dati: 2003-2017
Restano canzoni che hanno la strana proprietà di sembrare semplici e non esserlo. Puoi cantare «Caruso» a un matrimonio senza accorgerti che parla di uno che sta morendo, e va bene così: Dalla non ha mai chiesto di essere capito subito. Tutto il suo catalogo è consultabile nella pagina dedicata a Lucio Dalla.