Genova ha una parte alta, borghese e affacciata sul mare, e una parte bassa fatta di vicoli dove la luce arriva poca. Fabrizio De André è nato nella prima, il 18 febbraio 1940, e ha passato la vita a scrivere della seconda. È morto a Milano l’11 gennaio 1999, lasciando un catalogo in cui i protagonisti sono quasi sempre quelli che perdono: prostitute, ladri, disertori, suicidi, minoranze schiacciate.

La scelta di guardare dal basso

Non è una posa. In tutta la sua opera l’operazione è la stessa: prendere una figura che la società liquida con un’etichetta e restituirle una biografia. La prostituta diventa una donna con una storia, il ladro diventa un uomo con delle ragioni, il giudice cattivo diventa un nano umiliato per tutta la vita. Non è indulgenza: è il rifiuto di credere che l’etichetta spieghi la persona.

Il metodo si vede benissimo in Via del Campo, dedicata a una strada vera dei vicoli genovesi. La chiusa è diventata proverbiale: dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior. Detta oggi sembra una frase da poster; nel 1967, cantata su una strada di prostitute, era una presa di posizione.

«Bocca di rosa» e lo scandalo del paese

La canzone più conosciuta di quella stagione racconta una donna che arriva a Sant’Ilario e sconvolge l’ordine locale non per cattiveria, ma perché fa l’amore per passione e non per mestiere. A cacciarla non è la sua condotta: è l’invidia delle mogli, che si trasforma in indignazione morale e poi in intervento delle autorità. È una commedia amara sull’ipocrisia, e finisce con il paese che la saluta come una santa appena non è più un problema.

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«La guerra di Piero», il brano più stampato del nostro archivio

Del 1964, ed è la canzone contro la guerra della scuola italiana. Piero è un soldato che esita un secondo di troppo perché vede in faccia il nemico e per quel secondo muore. Non c’è retorica pacifista, non c’è discorso: c’è un uomo che sbaglia i tempi e un campo di grano che si riprende tutto. La chiusa affida la memoria non a un monumento ma ai fiori spontanei: ma sono mille papaveri rossi.

Sul nostro archivio è il brano di De André con più stampe in assoluto: oltre milleduecento. Non è un caso: è il testo che generazioni di insegnanti hanno portato in classe.

Curiosità: nell’agosto 1979 De André e Dori Ghezzi furono rapiti nella loro tenuta in Sardegna e tenuti prigionieri quattro mesi. Tornato libero, il cantautore disse pubblicamente di considerare i rapitori — pastori poveri e manovalanza dell’operazione — vittime a loro volta, e non i veri responsabili. Da quell’esperienza nacquero alcune delle sue pagine più celebri sull’ospitalità e sulla dignità dei fuorilegge.

«Don Raffaè», il boss e il secondino

Dentro Le Nuvole del 1990, scritta con Massimo Bubola e musicata da Mauro Pagani, cantata in napoletano. La voce narrante è Pasquale Cafiero, una guardia carceraria che serve il caffè al detenuto potente e gli chiede favori. Il modello del boss è riconoscibile in Raffaele Cutolo, che dal carcere fece sapere di aver apprezzato il ritratto.

Ma l’obiettivo della canzone non era il camorrista: era lo Stato assente. Il secondino cerca protezione e ascolto da chi dovrebbe sorvegliare, perché dall’istituzione che rappresenta non riceve nulla. Il pezzo è comico nel tono e durissimo nella sostanza — uno dei modi in cui De André è stato più politico senza scrivere un solo slogan.

Nessuno dei suoi personaggi chiede di essere assolto: chiedono soltanto di essere raccontati per intero.

Quello che dice il nostro archivio

Airdave conserva le pagine di 114 canzoni di Fabrizio De André, con le letture registrate fra il 2003 e il 2017. In testa c’è Il pescatore con oltre settemila letture, seguito da Don Raffaè e da «Bocca di rosa». La classifica delle stampe è però diversa da quella delle letture, e racconta un altro uso: lì comanda «La guerra di Piero», davanti a «Il pescatore».

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Su questo cantautore abbiamo già pubblicato due approfondimenti dedicati: uno sui trent’anni di Anime Salve, l’ultimo disco pubblicato in vita, e uno sul significato di A Cumba.

Artista: Fabrizio De André (Genova, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999)
Canzoni in archivio: 114
Album in archivio: 4
Brano più letto: Il pescatore (7.021 letture)
Brano più stampato: La guerra di Piero (1.183 stampe)
Periodo dei dati: 2003-2017

A oltre venticinque anni dalla morte, le sue canzoni continuano a essere fra le più cercate del nostro archivio, e non per nostalgia: perché le domande che pongono — chi decidiamo di considerare persona, chi lasciamo fuori — non sono ancora state chiuse. Tutto il catalogo è consultabile nella pagina dedicata a Fabrizio De André.