Una mattina di primavera, un sapore amaro in bocca, la madre che insiste per il dottore e la festa del paese che aspetta fuori dalla porta: Fegato, fegato spappolato racconta una giornata qualunque di un ragazzo di provincia alla fine degli anni Settanta, con una furia ironica che Vasco Rossi, allora, non aveva ancora mostrato a nessuno. Non è una canzone sul bere, o non soltanto: è il ritratto di un paese che guarda, giudica e appiccica etichette, e di chi sceglie di ridergli in faccia.
Il lato B di Albachiara
Il brano esce il 25 maggio 1979 sul retro del 45 giri di “Albachiara”, pubblicato dalla Lotus. Tutti e due i pezzi vengono da Non siamo mica gli americani!, il secondo album di Vasco, registrato tra novembre e dicembre 1978 agli studi Fonoprint di Bologna, con la produzione di Alan Taylor e gli arrangiamenti di Gaetano Curreri. In sala ci sono, fra gli altri, Maurizio Solieri alle chitarre e Giovanni Pezzoli alla batteria.
Il destino delle due facciate sarà molto diverso. “Albachiara” diventerà la canzone con cui Vasco chiude spesso i concerti, al punto che il disco verrà ristampato con il suo titolo. Fegato, fegato spappolato resterà il lato nascosto del singolo: meno cantata dagli stadi, ma più rivelatrice di chi fosse davvero il Vasco di quegli anni.
Una giornata a Zocca, dall’alba alla discoteca
La canzone descrive una festa nel paese natale del cantautore, Zocca, sull’Appennino modenese, e la segue quasi ora per ora. Si comincia al mattino, in cucina, con la primavera che “insiste”, il mondo visto dalla finestra della cucina e un gusto in bocca che fa schifo: il protagonista non ricorda nemmeno cosa abbia bevuto la sera prima, e il primo pensiero va al povero fegato, ripetuto tre volte come in una filastrocca. Poi arriva la madre, che gli dice di farsi visitare perché ha una faccia da far paura, e lui la guarda con un sorriso strano senza nemmeno vederla, ammettendo fra sé che forse ha ragione.
Ma fuori c’è la festa. La fuga è rapida, le scarpe infilate di corsa, la madre che gli corre dietro con il vestito nuovo. In strada la gente lo guarda sconvolta, e in paese ormai si mormora che sia un drogato. La festa ha il solito sapore di campane, fra chi va a messa e chi si prepara l’aperitivo a modo suo; la sera finisce, come ogni sera, nell’unica sala dove i ragazzi del paese possono ritrovarsi, la discoteca, dove serve qualcosa per restare a galla. E il giorno dopo, lo sa già, lo aspetterà lo stesso gusto in bocca.
Lo sguardo del paese
Il cuore del brano non è l’eccesso, è la reazione a chi lo osserva. Davanti ai sussurri e alle occhiate, il protagonista alza le spalle: sono vaccinato, sono controllato. È una frase che lavora su due piani. Vaccinato, cioè ormai immune ai giudizi; controllato, che può voler dire tenuto d’occhio da tutti oppure padrone di sé, lucido nonostante le apparenze. In una comunità piccola, dove ognuno conosce la vita dell’altro, le due cose coincidono: sei sempre sotto osservazione, e l’unica difesa è non dare più peso a quello sguardo.
Fegato, fegato spappolato non chiede di essere compatita: prende l’etichetta che il paese le ha cucito addosso e la grida a squarciagola, finché smette di fare male.
Ed è qui che la canzone diventa qualcosa di più di uno sfogo. L’accusa più pesante, quella di essere un drogato, non viene smentita né giustificata: viene urlata, trasformata in una provocazione. È lo stesso gesto che negli anni successivi renderà Vasco una figura divisiva e amatissima, e che in questo lato B del 1979 si vede già per intero, senza filtri.
Fini, la festa e i Sex Pistols
Dentro il racconto spunta anche un nome vero. Il “Fini” che si è alzato da poco, non è ancora sveglio ed è troppo scazzato per parlare è Floriano Fini, amico di Vasco dai tempi di Punto Radio e suo manager: un modo di dire che quella festa, quella discoteca e quella compagnia non sono inventate, sono la vita di tutti i giorni del gruppo.
Poi, in chiusura, la firma: la canzone termina citando le prime due frasi di “God Save the Queen” dei Sex Pistols. Non è un vezzo. È la dichiarazione di dove Vasco volesse stare: dalla parte del punk, cioè della noia di provincia che si trasforma in rabbia e in ironia, anche quando la provincia è un paese dell’Appennino e non un sobborgo di Londra.
Dal vivo, e quarantatré anni dopo a Sanremo
Il brano non è rimasto confinato al retro di un 45 giri. Una versione dal vivo compare in Va bene, va bene così, l’album dal vivo uscito nel 1984 e registrato durante le ultime date del tour di “Bollicine”, tra il Teatro Tenda di Bologna, il Palasport di Cantù e una discoteca del veronese: nella stessa scaletta ci sono “Vita spericolata”, “Albachiara” e “Deviazioni”.
Nel febbraio 2022, nella serata delle cover del Festival di Sanremo, Rkomi e i Calibro 35 hanno reso omaggio a Vasco con un medley che metteva insieme “Deviazioni”, Fegato, fegato spappolato e “Cosa succede in città”, e Vasco ha ringraziato pubblicamente. Una canzone nata come lato B, riportata sul palco più istituzionale della musica italiana da un artista di un’altra generazione: forse la prova migliore che quella giornata di provincia raccontata nel 1979 parla ancora a chi viene dopo.
Curiosità: Vasco scrisse testo e musica dei brani, ma cedette metà dei diritti dell’album al produttore Alan Taylor in cambio di una chitarra, una Martin.
Titolo: Fegato, fegato spappolato
Artista: Vasco Rossi
Album: Non siamo mica gli americani!
Anno: 1979
Singolo: lato B di Albachiara (25 maggio 1979)
Autore: Vasco Rossi
Produttore: Alan Taylor
Etichetta: Lotus
La scheda del brano si trova nell’archivio alla pagina di Fegato, fegato spappolato, mentre il resto del catalogo è raccolto nella pagina di Vasco Rossi.
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