Prima di diventare il Signor G, Giorgio Gaber è stato una delle prime chitarre rock’n’roll italiane e un habitué della televisione in bianco e nero. Poi, nel pieno del successo, ha fatto la cosa più rischiosa possibile: ha lasciato gli studi Rai per il palcoscenico di un teatro, dove il pubblico si conta a centinaia invece che a milioni. Nato a Milano il 25 gennaio 1939 e morto il 1° gennaio 2003, ha inventato con Sandro Luporini un genere che prima non esisteva.
Il Teatro Canzone, cioè smettere di rassicurare
Il teatro canzone alterna monologhi parlati e brani cantati in uno spettacolo unico, dove il pubblico non applaude a comando e non c’è nessun ritornello che lo mandi a casa contento. Il personaggio ricorrente, il Signor G, è un uomo qualunque che prova a capire il proprio tempo e quasi sempre ci sbatte contro.
La particolarità del metodo Gaber-Luporini è che il bersaglio non è mai soltanto l’avversario politico: è anche il pubblico in sala, e Gaber stesso. Per questo i suoi testi invecchiano male solo in apparenza — cambiano i riferimenti, resta intatto il meccanismo che smonta.
«La libertà»: partecipazione, non spazio vuoto
Nasce nello spettacolo «Dialogo tra un impegnato e un non so», portato in scena nel 1972. Il testo elenca tutte le libertà che sembrano tali e non lo sono: stare sopra un albero, avere un’opinione, votare e poi delegare a qualcun altro per il resto della vita. Poi arriva la definizione che è diventata proverbiale in Italia, citata ovunque e quasi sempre fuori contesto: la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione.
Il punto è che non è una frase consolatoria: è un’accusa. Dice che la libertà costa fatica e presenza, e che chi la intende come assenza di vincoli sta descrivendo la solitudine, non la libertà. È fra le sue pagine più consultate ancora oggi.
«Destra-Sinistra», il brano più letto del nostro archivio
Del 1994, l’anno in cui la Prima Repubblica finisce e le vecchie categorie politiche restano in giro senza più significato. Gaber le prende sul serio proprio per dimostrare che non lo sono più, elencando appartenenze assurde: fare il bagno nella vasca è di destra, far la doccia invece è di sinistra. Ogni coppia è più ridicola della precedente, e il ritornello ripete sempre la stessa domanda senza mai rispondere.
La canzone è stata letta per trent’anni come qualunquismo, e da entrambe le parti come una conferma delle proprie ragioni. Dice però una cosa più precisa: che l’appartenenza aveva smesso di essere una scelta di idee ed era diventata un fatto di consumi e di stile di vita. Scritta prima dei social network, descrive perfettamente come ci si divide oggi.
Curiosità: con oltre sedicimila letture, «Destra-Sinistra» non è soltanto il brano di Gaber più consultato del nostro archivio: è uno dei più letti dell’intero catalogo storico di Airdave, davanti a molti successi da classifica di artisti ben più venduti. Una canzone parlata, senza ritornello cantabile, che la gente continuava a cercare parola per parola.
«Io non mi sento italiano», il congedo
Esce nel 2003, poco dopo la sua morte. Il titolo sembra un rifiuto e invece è il contrario: è il lamento di chi ama un paese che non riesce più a riconoscere, e che elenca i motivi dell’imbarazzo uno per uno prima di ammettere che comunque non ne ha un altro. È il congedo di un autore che per trent’anni aveva rifiutato di dare risposte comode e non ha voluto darne una nemmeno alla fine.
Gaber non ha mai cercato il consenso della sala: ha passato la vita a togliere al pubblico le certezze con cui era entrato.
Quello che dice il nostro archivio
Airdave conserva le pagine di 208 canzoni di Giorgio Gaber, con le letture registrate fra il 2003 e il 2017. Dopo Destra-Sinistra la classifica riserva una sorpresa: al secondo posto non c’è un pezzo teatrale ma Torpedo blu, la canzone leggera del Gaber televisivo degli anni Sessanta, seguita da Io non mi sento italiano e da «La libertà».
È la fotografia esatta della sua doppia vita: il pubblico che lo cercava era insieme quello dei ritornelli in bianco e nero e quello dei monologhi in teatro. Più in basso convivono La ballata del Cerutti, i ritratti milanesi degli esordi, e La Balilla.
Artista: Giorgio Gaber (Milano, 25 gennaio 1939 – Camaiore, 1° gennaio 2003)
Canzoni in archivio: 208
Brano più letto: Destra-Sinistra (16.030 letture)
Brano più stampato: Destra-Sinistra (1.229 stampe)
Periodo dei dati: 2003-2017
Vent’anni dopo la sua morte le sue canzoni restano scomode da usare come bandiera, che è esattamente il risultato che cercava. Tutto il catalogo è consultabile nella pagina dedicata a Giorgio Gaber.