“Smile” non è nata come canzone di Michael Jackson, e nemmeno come canzone. È nata come musica strumentale, scritta da Charlie Chaplin nel 1936 per accompagnare le immagini finali del suo film “Tempi moderni” — un pezzo pensato per essere ascoltato, non cantato. Il testo che tutti conoscono oggi è arrivato quasi vent’anni dopo, e Michael Jackson lo ha reso una delle registrazioni più intense della sua ultima fase di carriera.

Da colonna sonora muta a standard cantato

La melodia compare per la prima volta nei titoli di coda di “Modern Times” (1936), diretto e interpretato dallo stesso Chaplin, che ne firma anche la musica pur non sapendo scrivere note in senso tecnico — la componeva canticchiando a un arrangiatore. Bisogna aspettare il 1954 perché due autori britannici, John Turner e Geoffrey Parsons, scrivano il testo e diano al brano il titolo con cui è conosciuto oggi. Da lì “Smile” diventa uno standard, ripreso nei decenni da Nat King Cole, Judy Garland e molti altri.

L’ultima traccia di HIStory

Michael Jackson incide la sua versione per HIStory: Past, Present and Future, Book I, uscito nel 1995: “Smile” ne è l’ultima traccia, un finale in forma di ballata epica dopo un disco per il resto molto più aggressivo. Era stata programmata come settimo e ultimo singolo estratto dall’album, con uscita fissata al 28 dicembre 1997, ma la pubblicazione fu cancellata all’ultimo momento: la maggior parte delle copie gia’ stampate venne ritirata e distrutta, e solo poche unita’ arrivarono a circolare, in Regno Unito, Sudafrica e Paesi Bassi.

Un’ammirazione dichiarata per Chaplin

La scelta di questo brano non è casuale. Jackson era un ammiratore dichiarato di Chaplin, al punto da farsi fotografare più volte vestito da Charlot, il vagabondo con bombetta e bastone che è il personaggio più celebre del regista. Cantare “Smile” significava per lui misurarsi direttamente con un’icona che sentiva vicina: due artisti capaci di raccontare la malinconia sotto una superficie leggera.

Smile, though your heart is aching / Smile, even though it’s breaking

Il testo di Turner e Parsons prende il tono consolatorio del film — un invito a reagire nonostante le difficoltà — e lo trasforma in un messaggio quasi universale: sorridere non perché tutto vada bene, ma proprio perché non va bene. È un registro che si adatta perfettamente alla voce di Jackson in un momento della sua carriera segnato da pressioni mediatiche e giudiziarie.

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Il finale di un capitolo turbolento

Dentro la scaletta di HIStory, disco che affronta apertamente le accuse e le pressioni mediatiche subite da Jackson negli anni precedenti, “Smile” arriva come chiusura in netto contrasto con il resto del materiale: dopo brani carichi di rabbia e autodifesa, la scelta di terminare il doppio album con uno standard degli anni Trenta suona come una dichiarazione di intenti. Non una risposta rabbiosa alle polemiche, ma un invito — rivolto tanto all’ascoltatore quanto forse a se stesso — a guardare oltre il momento difficile.

Curiosità: il 7 luglio 2009, al servizio commemorativo per Michael Jackson allo Staples Center di Los Angeles, fu proprio “Smile” a chiudere gli interventi musicali: a cantarla, in un momento fra i più commoventi della cerimonia, fu il fratello maggiore Jermaine Jackson.

Titolo: Smile
Artista: Michael Jackson
Album: HIStory: Past, Present and Future, Book I
Anno: 1995 (musica originale di Charlie Chaplin, 1936; testo di John Turner e Geoffrey Parsons, 1954)
Autori: Charlie Chaplin (musica), John Turner e Geoffrey Parsons (testo)

La scheda del brano si trova nell’archivio alla pagina di Smile, mentre il resto del catalogo è raccolto nella pagina di Michael Jackson.