Ci sono canzoni che raccontano una storia lunga anni e canzoni che si chiudono nello spazio di una notte. In questa notte di Raf appartiene alla seconda categoria: un incontro, poche ore, e la sensazione che quelle ore valgano più di tutto il resto. È il brano con cui, nel 2012, Raf torna a parlare d’amore usando un suono che con la sua tradizione non c’entra quasi niente.

Un inedito dentro una raccolta ripensata

Il brano esce come secondo singolo da Le ragioni del cuore, la raccolta pubblicata da Sony Music Columbia il 9 ottobre 2012, entrata al settimo posto della classifica italiana degli album. È una raccolta particolare: invece di rimettere in fila i successi com’erano, li ricanta e li riarrangia in chiave elettropop, e ci aggiunge due pezzi nuovi. Uno è la title track, l’altro è questo, mandato in rotazione radiofonica dal 23 novembre 2012.

La scelta di produzione conta più di quanto sembri. Raf è l’uomo di “Self Control” e “Cosa resterà degli anni ’80”: la sua voce ha attraversato trent’anni di pop italiano. Rimetterla su una base elettronica non è nostalgia, è il tentativo di far convivere due epoche nello stesso disco.

Una notte che si stacca dal tempo

Il testo racconta un primo incontro e la felicità immediata che ne nasce, fino a spingersi a immaginare un futuro insieme. La cronaca è minima: si scappa dal rumore di un locale, si cerca un posto dove sentirsi, si arriva al momento in cui bisogna salutarsi. Tutto qui. Ed è proprio la povertà dei fatti a dare forza al brano: quello che conta non è cosa succede, ma quanto quel poco sembra durare.

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Chi lo ha presentato all’epoca lo ha descritto come una ballata elettronica dall’atmosfera retrò, un racconto che comincia e finisce in un arco di tempo brevissimo. È una lettura che il brano conferma: l’arrangiamento non cresce verso un finale liberatorio, resta sospeso, come se la notte non volesse chiudersi.

Non è una canzone sull’innamoramento, è una canzone sulla sensazione di essere dentro un’ora che non passa: il tipo di ricordo che si riconosce solo dopo, quando è già finito.

Perché il suono elettronico non è un vezzo

In una ballata classica il pianoforte avrebbe commentato ogni parola. Qui la base tiene invece una pulsazione fissa, quasi indifferente a quello che il testo racconta, e la voce ci si appoggia sopra. L’effetto è quello di una scena guardata da fuori: la notte scorre per conto suo, i due protagonisti provano a rallentarla. È il motivo per cui il pezzo, pur parlando di un incontro felice, non suona mai euforico.

Curiosità: nella stessa raccolta il brano “Salta più alto” viene rifatto in versione house con la partecipazione di Entics, e altre tracce vedono la collaborazione di Saverio Grandi e Pacifico. Le ragioni del cuore è quindi la terza raccolta di Raf, ma è anche la meno simile a una raccolta: quasi nessun pezzo suona come lo si ricordava.

Cosa ne resta

“In questa notte” non è diventata uno dei titoli con cui si identifica Raf, e non aveva l’ambizione di esserlo: è l’inedito di una raccolta, cioè il posto dove di solito finiscono i pezzi che servono a dare una ragione al disco. Ha però un pregio che i brani più famosi di quel repertorio non hanno: racconta una cosa sola, la racconta in tre minuti e non aggiunge morale. Vale ancora oggi per chi cerca una canzone d’amore che non prometta per sempre.

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Titolo: In questa notte
Artista: Raf
Album: Le ragioni del cuore (9 ottobre 2012)
In radio dal: 23 novembre 2012
Etichetta: Sony Music Columbia

La scheda del brano si trova nell’archivio alla pagina di In questa notte, mentre il resto del catalogo è raccolto nella pagina di Raf.