Tutti gli amici le dicono di andare avanti, e lei resta ferma: Dark Paradise di Lana Del Rey comincia così, con qualcuno che rifiuta di voltare pagina. È una canzone sull’amore che sopravvive alla fine di una storia, e forse alla scomparsa di chi si amava, raccontata con il tono sospeso e cinematografico che ha reso riconoscibile il primo grande album della cantante.

Una traccia di Born to Die

Il brano fa parte di Born to Die, l’album con cui Lana Del Rey si è presentata al grande pubblico nel gennaio del 2012. L’hanno scritto lei e Rick Nowels, autore con una lunga carriera nel pop, mentre la produzione è di Emile Haynie, un produttore che viene dal mondo dell’hip hop: da lì arrivano i battiti elettronici che sostengono una melodia altrimenti da ballata classica.

Solo più tardi, il 1° marzo 2013, “Dark Paradise” è uscita come sesto e ultimo singolo del disco, pubblicata in Germania, Austria e Svizzera. Una scelta limitata, quasi un’appendice alla lunga vita commerciale di Born to Die, che però ha dato una seconda occasione a uno dei brani più cupi dell’album.

Un paradiso che esiste a occhi chiusi

Il cuore della canzone è nel ritornello. Ogni volta che chiude gli occhi, dice la protagonista, It’s like a dark paradise. Il paradiso è il ricordo della persona amata, che torna nei sogni e nel dormiveglia; è oscuro perché esiste soltanto lì, e perché svegliarsi significa perderlo di nuovo. Non a caso, verso la fine, arriva il desiderio di non svegliarsi affatto da quella notte.

Le strofe raccontano la stessa cosa dal lato opposto, quello del giorno. Gli amici le chiedono perché resti così salda, e lei risponde che quando si trova il vero amore quell’amore continua a vivere. Non c’è rimedio al ricordo di un volto, canta, e la memoria si comporta come una melodia che non si riesce a togliere dalla testa: torna, anche quando non la si cerca.

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La paura dell’altra parte

Il verso più inquieto è quello che chiude il ritornello: I’m scared that you won’t be waiting on the other side. L'”altra parte” può essere il risveglio, ma la lettura più diffusa è un’altra, l’aldilà. La protagonista non teme soltanto di aver perso qualcuno: teme che la separazione sia definitiva anche dopo, che non ci sia un luogo in cui ritrovarsi. È questo che rende la canzone più cupa di una semplice ballata sulla fine di un amore.

Il ponte rende esplicito il meccanismo. Non c’è sollievo, canta, perché lo vede quando dorme; tutti intorno le mettono fretta, ma lei continua a sentirne il tocco. Il mondo di fuori chiede di muoversi, il sogno chiede di restare, e la canzone sceglie il sogno: è lì che la protagonista si sente dire che va tutto bene.

Billboard l’aveva riassunta così: Del Rey vi dichiara ancora una volta un amore eterno per il suo amante tormentato, la figura maschile sbagliata e irresistibile che attraversa tutto Born to Die. È una chiave che tiene insieme il disco: amori impossibili, uomini che fanno male, un’America fatta di immagini d’altri tempi. In Dark Paradise, però, l’uomo non c’è più, e resta solo la devozione.

In Dark Paradise il ricordo non consola: è l’unico posto in cui la persona amata esiste ancora, e proprio per questo diventa una prigione da cui non si vuole uscire.

Una canzone divisiva, poi rivalutata

All’uscita la critica si divise: Billboard la giudicò una ballata sotto la media, mentre il Los Angeles Times la mise fra i brani migliori del disco. Col tempo è diventata una delle canzoni più amate dai fan, e Rolling Stone l’ha inserita al 46° posto fra le 50 migliori canzoni di Lana Del Rey, definendola un tormentone dell’epoca di Tumblr. È una definizione che dice molto: il pubblico l’ha scoperta nelle immagini, nei video e nei montaggi condivisi online, più che alla radio.

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Riascoltata oggi, resta un buon esempio di come Lana Del Rey lavori sul lutto e sulla nostalgia: niente drammi urlati, ma una voce profonda e trattenuta che non consola e non si dispera, e resta sospesa fra la memoria e il sonno.

Curiosità: Rick Nowels, coautore del brano, aveva firmato negli anni Ottanta “Heaven Is a Place on Earth” di Belinda Carlisle. Lo stesso autore di uno dei successi più solari di quel decennio ha contribuito a una delle ballate più cupe di Lana Del Rey.

Titolo: Dark Paradise
Artista: Lana Del Rey
Album: Born to Die (2012)
Singolo: 1° marzo 2013
Autori: Lana Del Rey, Rick Nowels
Produttore: Emile Haynie

Nell’archivio trovi la scheda di Dark Paradise, la pagina dell’album Born to Die e il resto del catalogo nella pagina di Lana Del Rey.