Una ragazza che sembra fluttuare in un mondo bellissimo, e un ragazzo che non riesce nemmeno a guardarla negli occhi: Creep dei Radiohead è tutta in questo squilibrio. È la canzone di chi si sente sbagliato, fuori posto, indegno di stare nella stessa stanza con qualcuno che invece sembra perfetto. Uscita nel 1992, è diventata uno dei manifesti del disagio giovanile degli anni Novanta, e più di trent’anni dopo continua a trovare nuovi ascoltatori.
Da canzone quasi scartata a successo mondiale
Thom Yorke l’aveva abbozzata alla fine degli anni Ottanta, quando studiava all’università di Exeter. Nel 1992 i Radiohead la registrarono quasi per caso agli studi di Chipping Norton, nell’Oxfordshire: furono i produttori Sean Slade e Paul Q. Kolderie a chiedere alla band di suonarla fra una sessione e l’altra, mentre si lavorava su altri pezzi. Quella registrazione, nata senza pressione, è quella che conosciamo.
Il singolo uscì il 21 settembre 1992 e nel Regno Unito passò quasi inosservato. Il successo arrivò più tardi e da fuori, attraverso le radio americane: quando fu ripubblicato, nel settembre 1993, salì al settimo posto della classifica britannica, mentre negli Stati Uniti arrivò al 34° posto della Billboard Hot 100. Nel frattempo era uscito l’album di debutto, Pablo Honey, che lo conteneva.
Il significato: sentirsi fuori posto
Il testo è costruito su un confronto impietoso. Da una parte c’è lei, paragonata a un angelo, leggera come una piuma; dall’altra c’è lui, che la guarda e riesce soltanto a pensare I wish I was special. Non è una dichiarazione d’amore: è la confessione di chi si sente troppo poco per essere visto. Il ritornello lo dice senza filtri, con una domanda che chiunque si sia sentito estraneo in una stanza ha fatto almeno una volta: What the hell am I doing here?
La seconda strofa rende il quadro più scuro. Il protagonista vuole avere il controllo, vorrebbe un corpo perfetto e un’anima perfetta, vorrebbe che lei si accorgesse di quando lui non c’è. È il desiderio di cambiare se stessi fino a diventare accettabili, insieme alla consapevolezza che non basterà. Alla fine resta solo un augurio rassegnato, che lei sia felice qualunque cosa voglia. Lei, intanto, se ne sta andando.
Creep non racconta un rifiuto: racconta chi si esclude da solo, convinto di non meritare nemmeno di provarci. È per questo che ogni generazione ci si riconosce.
La chitarra che doveva rovinarla
Il momento più famoso della canzone non sta nel testo: sono i colpi di chitarra secchi e violenti che Jonny Greenwood piazza subito prima del ritornello. Greenwood non amava il pezzo, lo trovava troppo morbido, e ha raccontato che la sua parte nasceva dalla voglia di trasformarlo nel suo opposto. Invece di sabotarlo, quei colpi ne sono diventati il marchio: danno una forma sonora alla rabbia che il protagonista rivolge contro se stesso.
Anche il rapporto della band con il brano è stato complicato. Per anni i Radiohead hanno vissuto “Creep” come un’etichetta troppo stretta, il pezzo che il pubblico chiedeva sopra ogni altro mentre loro andavano da tutt’altra parte, e a lungo hanno evitato di suonarlo dal vivo. Il paradosso è che proprio la canzone che la band sentiva meno sua è quella che ha aperto la strada a tutto il resto.
Perché nel 2026 è tornata in classifica
Più di trent’anni dopo, “Creep” è di nuovo fra i brani più ascoltati: nella classifica settimanale di Last.fm di inizio settembre 2026 è quinta in Italia e diciassettesima nel mondo. La spinta viene soprattutto da TikTok. Secondo quanto riportato nella primavera del 2026, due dei suoni di tendenza costruiti sul brano erano stati usati in oltre 577 mila video, e la canzone era rientrata nella classifica Billboard dei brani rock più ascoltati in streaming. Anche nel Regno Unito è tornata nella classifica ufficiale fra il 2025 e il 2026.
È il destino dei brani che parlano di un sentimento che non invecchia. Il senso di inadeguatezza di “Creep” era quello di un ragazzo inglese dei primi anni Novanta, ma funziona identico per chi oggi lo scopre dentro un video di pochi secondi.
Curiosità: fra gli autori di “Creep” compaiono anche Albert Hammond e Mike Hazlewood. La progressione di accordi ricorda da vicino quella di “The Air That I Breathe”, resa celebre dagli Hollies, e dopo un’azione legale del loro editore i due autori sono stati aggiunti ai crediti, con una quota dei diritti.
Titolo: Creep
Artista: Radiohead
Album: Pablo Honey
Singolo: 21 settembre 1992
Autori: Radiohead, Albert Hammond, Mike Hazlewood
Produttori: Sean Slade, Paul Q. Kolderie
Nell’archivio trovi la scheda di Creep e il resto del catalogo nella pagina dei Radiohead.
sono perfettamente d’accordo con l’autore di questo meraviglioso commento!!!! è il problema eè che nessuno dei nuovi “neofiti” come li definisci hanno il coraggio di commentare!
La cover di Vasco è una bestemmia lunga quanto tutta la canzone.
Concordo, io reputo veramente un’offesa al buon gusto la cover di VR. Inoltre la scelta neanche azzeccata, perchè inadatta ad un cantante che come voce zero ed armonia meno.
…ps dimenticavo
Ho un negozio, e stavo ascoltando proprio Creep, 2 fringuelli, sono entrati e mentre li servivo, hanno sentito la musica di fondo e purtroppo l’hanno fatto: “Oh! ma questi hanno fatto la cover del basco” AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHH!!!!!!
La traduzione del testo lascia MOLTO a desiderare; oltretutto weirdo non è una parola di facile traduzione…
D’accordissimo con pawn, la traduzione è pessima!
Probabilmente è stata fatta da una persona che non ci ha capito nulla della canzone o almeno ha frainteso molto male :P
Fortunatamente sono una “neofita” ma amo e venero i Radiohead. E penso,davvero,che la canzone di vasco dovrebbe essere abolita,come si faaaaaaaaa,diomio…!Poveri Radiohead.
nel 2006 Karen Souza l’ha fatta in jazz cover (bella);
nel 2009 la “tentata” versione italiana del Vasco nazionale;
nel 2010 entra nella colonna sonora di “Social Network” con la versione corale proposta dagli Scala and Kolacny Brothers (ci può stare)
Che dire? Se senti la Musica, con una bella M gigante, non puoi ignorare questo pezzo e a volte apprezzarne anche le cover. Per me è una perfetta canzone “generazionale” e data la bellezza è quasi scontato che una generazione dopo qualcuno la riproponga; così come resta ovvio sentire i ragazzetti dire “questi hanno rifatto Vasco” (è capitato anche a me sentire questa eresia)
se sento qualcuno che dice che QUESTA
CANZONE è una cover di vasco lo uccido
E’una considerazione che condivido. Puntuale, lucido ed inciviso il tuo commento. Questo brano dei Radiohead rimane uno dei pezzi più veri e contemporanei dei nostri tempi. Nonostante abbia i suoi anni, fotografa ancora oggi un malessere diffuso e attuale. La Musica di qualità è “Per Sempre”.
@verris
Sono un neofita e mi faccio schifo!!
Non voglio essere puntiglioso, ma la traduzione poteva essere fatta meglio. Ammesso che “weirdo” possa anche essere tradotto superficialmente come “strano”, “creep”, che poi dà senso a tutta la canzone, non significa proprio “stronzo” ma “sfigato”…
anni belli,fatti di musica fantastica……dove stiamo finendo?….
hey francesco la prossima volta caccia questa gente a calci in culo non meritano solo insulti
dc ….ti do una mano a far sparire i cadaveri
Vi prego! siete davvero penosi….come se Vasco Rossi fosse stato l’unico cantante al mondo ad aver copiato una cover. Ma vi rendete conto che vi state dimostrando ridicoli? siete quel branco di idioti italiani razzisti delle canzoni italiane! I testi di Vasco Rossi traducono o sono uguali ai testi di qualsiasi altro artista STRANIERO solo che quest’ultimo lo canta in inglese…Se per voi è poesia pura la frase: “When you were here before
Couldnt look you in the eye” per me è anche poesia un frase del genere:”domani sarà tardi per rimpiangere la realtà, è meglio viverla!”.
Aprite le menti, oh soggetti!!!
Io personalmente adoro sia la versione dei radiohead che quella di vasco, anche se preferisco che venga tradotto il testo originale.