La storia della pizzica pizzica , taranta e video del ballo

TARANTISMO e PIZZICA PIZZICA: l’euforia e la mitificazione
La cura dei disagi psichici o fisici attraverso la musica e la danza ha sempre destato vivo interesse, perché significa percorrere strade diverse dalla medicina ufficiale e sancire l’esistenza di una pluralità di culture della sanità.

Se poi si aggiunge – come nel tarantismo meridionale e nell’argismo sardo – la pregnante componente mitico-simbolica e magico-religiosa della taranta e della coreoterapia, allora il tema si fa persino affascinante; infatti per secoli il fenomeno ha “intrigato” molti medici, viaggiatori stranieri, artisti ed ecclesiastici, i quali, spinti dalla curiosità o per ragioni di studio, si sono recati in Puglia per constatare di persona il fenomeno.
Quasi del tutto estinto il tarantismo, nonostante permanga forte la sua memoria, il Salento si trova oggi a reinterpretare il ruolo della terra del mito aracnideo. Un inaspettato e al contempo costruito entusiamo stanno trasformando musica e danza della zona in prodotti alla moda pronti per essere commercializzati. Attorno al ballo – la pizzica – considerato erroneamente come l’unico capace di “guarire” o di provocare supposti effetti di estraneazione (trance, possessione, esorcismo, endorcismo, ecc.), si è creato un movimento consistente di nuovi “devoti”, con le proprie liste informatiche, i raduni, gli idoli, i feticci, il mercato.
Ma se si vuole scavare nel profondo per dare sostanza filologica alla reale pratica dei balli in Puglia e al loro uso ritualizzato, allora diventa obbligatoria la ricerca etnografica, che in realtà pochi praticano metodicamente. Insomma, quali erano le pizziche eseguite realmente dagli anziani? Quali le differenze tra la forma ludica e quella terapeutica? In quali contesti e in quali forme si ballava nei secoli precedenti? La pizzica pizzica può essere ancora un ballo scatenante e liberatorio? Queste alcune delle domande che numerosi giovani ci rivolgono di frequente.<

LA PIZZICA PIZZICA

Dal 1980 stiamo perlustrando con varie campagne di indagine la tradizione del ballo in Salento (1980-82, 1988, 2000-2006) alla ricerca delle diverse forme di danza e, via via che la ricerca si allarga anche alle altre province pugliesi, il quadro va facendosi sempre più chiaro e complesso, confortato da documenti cine-video talora sorprendenti.
Area di diffusione e stato di conservazione. Dal Salento, al Tarantino, a tutto il Barese, dal Materano all’area ionica della Basilicata era diffuso sino all’ultima guerra il nome della pizzica pizzica per indicare un ballo vivace di coppia, che affiancava o talvolta si confondeva con la tarantella stessa. Legata al rituale terapeutico del tarantismo, la pizzica pizzica compare come termine coreutico nelle fonti solo alla fine del secolo XVIII. Oggi la pratica viva nelle forme originali del ballo è quasi del tutto estinta (fanno eccezioni solo poche località in area non del Salento leccese), i repertori che si recuperano attraverso le testimonianze esecutive degli anziani sono scarni e impoveriti.
L’uso del fazzoletto. Un tempo il ballo prevedeva anche l’invito con la consegna del fazzoletto da parte della persona che iniziava il ballo verso quella che con cui desiderava ballare; di questo uso c’è ancora traccia nella memoria degli anziani salentini. Lo stesso meccanismo di invito avveniva in tutta la regione e ancora oggi avviene in acune aree della Basilicata e della Campania con apposito canto d’invito codificato.

Brevi cenni morfologici.

Dal punto di vista morfologico, i diversi documenti etnografici raccolti in pellicola e in video – grazie alla riesecuzione degli anziani portatori e agli ultimi residui di pratica reale – legano in modo inequivocabile la pizzica pizzica al un più ampio sottogruppo apulo-lucano della tarantella meridionale.

Sul piano strutturale vi è molta analogia fra la varianti di pizzica pizzica e le altre tarantelle dell’area apulo-lucana: la danza, principalmente eseguita in coppia (ma non solo) all’interno di una ronda o cerchio di spettatori, suonatori e ballerini, si compone essenzialmente di ballo frontale e giro; tali figure ricorrenti sono arricchite da rotazioni su se stessi, brevi avvicinamenti confidenziali, giri legati e “mosse” di chiaro riferimento sessuale. Pur prevalendo la formula in coppia mista, la pizzica pizzica può essere danzata anche fra donne e fra uomini. In quest’ultima combinazione la pizzica può trasformarsi in scherma danzata, se i ballatori ne conoscono il repertorio e se si crea quel clima di necessaria scherzosa competizione.

PIZZICA SCHERMA

Nel Leccese, nel Brindisino e nel Tarantino si pratica (in molti centri si praticava) da parte di soli uomini la forma duellata della pizzica, detta appunto pizzica scherma o schermata, oppure più semplicemente scherma. Vi sono modi diversi di schermare e gli schermitori sono spesso legati al mondo carcerario o rom stanziale (ne scrive Gramsci nelle Lettere dal carcere. Si mima il coltello con le dita della mano, molta parte della gestualità risente dei codici schermitòri e di una simbolica tradizionale non sempre di facile lettura . La semantica gestuale è conservata e trasmessa con riserbo o addirittura segretezza. La partecipazione alla danza-scherma aveva modalità settarie e iniziatorie tipiche delle società segrete: infatti un tempo per entrare nella cerchia degli schermitori bisognava aver avuto lezioni da maestri di riconosciuta fama, passare una sorta di rito di iniziazione (conoscenza delle tecniche, delle regole e degli adepti) e godere dell’altrui considerazione, altrimenti si rischiava di essere beffeggiati dagli altri schermitori.
Una forma analoga, pur se diversa nello stile, è oggi presente nella Calabria meridionale, con la tarantella schermata riggitana (non immune da contatti socio-simbolici della ‘ndrangheta). Si hanno comunque tracce di una diffusa presenza un tempo in tutto il sud di questa particolare tipologia coreutica.
Ulteriori approfondimenti potete visitare Centro studi sulla danza tradizionale in Italia

Testi di Giuseppe Michele Gala © 2003 e Taranta.it

Qui sotto invece un video del ballo della pizzica.

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4 risposte a La storia della pizzica pizzica , taranta e video del ballo
  1. e cos’e’ un saggio di danza? Nn penso che nonema quando ballava si anzava la vunnedda acchessica!

  2. La “Storia della Pizzica” : è difficile da passarci attraverso e le implicazioni sono tantissime. Noi salentini per un certo periodo abbiamo rimosso questa danza e questa forma culturale che ci faceva identificare come retrogradi e ignoranti. Adesso abbiamo fatto di peggio: abbiamo livellato quelle poche motivazioni rimaste
    in nome di una conoscenza superficiale e spicciola della nostra cultura ancestrale.
    Il ballo medemesimo che é nel video: non é pizzica d’amore non é ballo di scherma
    (anche se il ragazzo la imita malamente con il movimento delle braccia) non é “pizzica tarantata” (prima con molta vergogna all’interno di piccole comunità) é solo danza che coinvolge ma che non da emozioni evocative come rarissime volte ho avuto modo di provare guardando persone anziane ballare la “PIZZICA”

  3. io non sono pugliese,adoro la pizzica però un ballo fatto da contadini,da donne che sicuramente nn si alzavano la gonna e ancheggiavano…e l’uso del fazzoletto nn era di certo questo nn serviva x attirare l’uomo perche la pizzica pizzica nn era un ballo di corteggiamento.Anzi veniva usato forse per allontanarlo.E nn era un ballo di coppia i ballerini di pizzica pizzica mantenevano sempre una certa distanza…..

  4. sto iniziando adesso ad interessarmi ed amare il salento solo sentendolo raccontare da amiche che ci vegono spesso ed in particolare questa estate da un’amica che a tutti i costi voleva vedere conoscere e ballare la taranta, (tra l’altro leggendo e vedendo dei video ho notato che è la pizzica). leggendo qualche commento noto che il video non rispecchia la vra taranta. vorrei capire un pò di più della storia della taranta o pizzica e se riuscite a darmi qualche indirizzo su video originali di persone anziane che la danzavano, sono molto incuriosita e interessate dalla tradizione.
    grazie Daniela

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