Il 5 giugno 1975, mentre i Pink Floyd stanno mixando “Shine On You Crazy Diamond” negli studi di Abbey Road a Londra, un uomo grasso, con la testa e le sopracciglia rasate, entra in sala controllo e si mette a fissare i lavori senza dire niente. Nessuno lo riconosce, finché David Gilmour non capisce chi ha davanti: è Syd Barrett, il fondatore della band, sparito dalle loro vite sette anni prima. Roger Waters scoppia in lacrime. È lo stesso giorno del matrimonio di Gilmour, e Barrett, dopo essere rimasto un po’ in studio, si presenta senza preavviso anche al ricevimento di nozze, per poi sparire di nuovo com’era arrivato.
Un’assenza al centro dell’album
Quell’episodio, tanto surreale quanto doloroso, non è un aneddoto marginale: è il cuore di tutto l’album Wish You Were Here, uscito il 12 settembre 1975. Sia la title track sia “Shine On You Crazy Diamond”, il brano che stavano mixando quel giorno, sono dedicate a Barrett — la mente psichedelica dietro i primi Pink Floyd, allontanato dal gruppo nel 1968 per un declino mentale aggravato dall’uso di droghe. Roger Waters, principale autore dei testi, costruisce l’intero disco attorno al tema dell’assenza: quella di un amico che non c’è più nella forma in cui lo si ricordava, e quella, più amara, di un’industria discografica che Waters percepiva ormai vuota e cinica.
Scritta a quattro mani
La musica di “Wish You Were Here” nasce dalla collaborazione tra David Gilmour, che firma anche la voce solista, e Roger Waters. Rispetto al resto del disco, molto più elaborato e sinfonico, il brano si distingue per la sua semplicità quasi da canzone folk: chitarra acustica, una melodia lineare, un testo diretto che si rivolge a un “tu” assente. Proprio questa asciuttezza l’ha resa, nel tempo, il pezzo più suonato ed eseguito dei Pink Floyd fuori dal contesto dell’album, tanto da diventare uno dei brani più ripresi in assoluto da chitarristi acustici in tutto il mondo.
Il trucco della radio
L’attacco della canzone, quella chitarra a dodici corde che sembra uscire da un vecchio apparecchio radio, è un effetto costruito apposta in studio: la band ha preso una copia del missaggio e l’ha fatta passare attraverso un equalizzatore impostato per eliminare i bassi e gran parte degli acuti, ottenendo il suono compresso e “medio” tipico delle trasmissioni AM. Al montaggio hanno persino aggiunto un leggero fischio che cambia tono, per imitare l’interferenza tra due segnali radio vicini. Solo dopo qualche secondo la chitarra vera, quella suonata da Gilmour, entra in scena e prende il sopravvento, come se il musicista si fosse messo a suonare insieme alla radio accesa nella stanza.
So, so you think you can tell / Heaven from Hell — l’apertura del testo pone subito la domanda che attraversa tutto il brano: si può davvero distinguere ciò che vale da ciò che è solo apparenza?
Perché parla ancora oggi
Il testo di “Wish You Were Here” non nomina mai Barrett per nome, e proprio per questo è stato riletto negli anni come una canzone su qualunque forma di perdita e distanza — un amico, un amore, una versione di sé stessi che non c’è più. Le domande retoriche del testo (distinguere il cielo dall’inferno, i cieli blu dal dolore) restano volutamente senza risposta: non è una canzone consolatoria, ma un modo per stare dentro la domanda senza risolverla. È probabilmente questo il motivo per cui, quasi cinquant’anni dopo, continua a essere una delle canzoni più cercate e ascoltate del catalogo Pink Floyd.
Curiosità: nei concerti dal vivo, il batterista Nick Mason teneva una vera radio a transistor accanto al suo kit e la sintonizzava a caso su stazioni locali proprio all’inizio del brano, per ricreare in diretta lo stesso effetto costruito in studio.
Titolo: Wish You Were Here
Artista: Pink Floyd
Album: Wish You Were Here
Anno: 1975 (12 settembre)
Autori: David Gilmour, Roger Waters
Dedica: a Syd Barrett, fondatore della band
Nell’archivio storico di Airdave questa pagina ha raccolto 2.303 letture. La scheda del brano si trova alla pagina di Wish You Were Here, mentre il resto del catalogo è raccolto nella pagina dei Pink Floyd.
Racconta la leggenda che in un giorno di quel lontano 1975, Syd Barret comparve negli studi di Abbey Road in cui i Pink stavano incidendo. Era molto cambiato dai tempi in cui suonava nel gruppo: ingrassato, quasi calvo, inebetito dagli ppsicofarmaci. Nessuno lo riconobbe. Dopo un po’ si alzò e se ne andò.
Secondo un’altra versione – accreditata da Wikipedia – lo riconobbe Wright; pare che quel giorno si sposasse Gilmour, lo invitarono alla festa, ma dopo un po’ scomparve. Mi pare un po’ improbabile.
Secondo un’altra versione ancora, sempre accreditata da Wiki – che accredita di tutto, a quanto pare – lo riconobbe Gilmour, che gli fece ascoltare le registrazioni. Il suo commento sarebbe stato: “Un po’ datato, non vi pare?”.
Non aveva tutti i torti. Londra stava per esplodere con i Sex Pistols, i Clash, i Buzzcocks, dopotutto.
Visse con la madre, a cambridge, nessuno lo cercava più. Dipingeva e curara il giardino, un vecchio Napoleone pazzo reduce dalla sua Waterloo psichedelica.. Una volta un giornalista provò a intervistarlo, si mise a parlare di un albero davanti casa… Poi la madre lo mandò via. “Deve prendere le medicine…”
E’ morto il 7 luglio del 2006.
Sapevo che esistevano versioni differenti della visita di Barrett agli studi di registrazione ma nn le conoscevo, grazie per averlo raccontato.Concordo con la poco probabile versione del matrimonio di Waters….anche se…..ne ha fatti piu’ di qualcuno.. he he.Dell’abuso di droghe nn mi pare difficile da credere ma forse la verita’ sta nel mezzo come sempre…Almeno io mi sono fatta questa idea.Credo che i “problemi” fondamentalmente ci fossero ma che qualcuno gli ha agevolato il pre-pensionamento…Comunque sia R.i.p. lo stesso valga per Richard il cui apporto al Pink-sound è stato piu’ decisivo di quanto poteva apparire ai tempi.