Nel gennaio del 2009 i Planet Funk fanno una cosa che i gruppi fanno di rado: invece di presentare una raccolta con l’ennesima versione dei vecchi successi, ci mettono davanti un pezzo nuovo e riprendono la voce con cui erano diventati famosi. Lemonade è quel pezzo, e segna il ritorno di Dan Black al microfono del gruppo italiano più internazionale degli anni Duemila.

Il brano che apre una raccolta

Il singolo esce il 16 gennaio 2009 come primo estratto dalla raccolta omonima, pubblicata da Universal. Lo firmano in cinque: Dan Black insieme a Domenico Canu, Sergio Della Monica, Alessandro Neri e Marco Baroni, cioè il nucleo dei Planet Funk. Dura tre minuti e quarantuno, sta fra l’elettronica e il dance rock, e in classifica arriva al diciassettesimo posto in Italia e al primo a Malta.

Il dettaglio che conta è la voce. Dan Black aveva cantato in “No Zero Sumness”, il disco del 2002 che aveva portato il gruppo fuori dai confini italiani; in mezzo c’erano stati altri cantanti e altre stagioni. Rimetterlo davanti in apertura di una raccolta significa dichiarare quale sia il suono di riferimento del gruppo.

Una limonata che non è dolce

Il titolo lavora su un’immagine che in inglese è quasi un proverbio: quando la vita ti dà limoni, fanne una limonata. È il modo di dire con cui si invita qualcuno a ricavare qualcosa di buono da una situazione amara, e il brano lo usa senza spiegarlo, lasciando che sia il contrasto fra la leggerezza del suono e l’asprezza dell’immagine a fare il lavoro.

Il video, diretto da Marco Salom e presentato il 26 gennaio 2009, porta l’idea fino in fondo con una scelta letterale e ironica: una partita di tennis in cui il vincitore riceve una coppa piena di limoni. Il premio è il limone, non la limonata — cioè la materia prima di qualcosa che deve ancora essere fatto, e che nessuno garantisce venga bene.

È una canzone che promette dolcezza e consegna acidità, e il video lo dice meglio del testo: si vince una coppa piena di limoni, poi il resto tocca a chi la porta a casa.

Il posto dei Planet Funk nel pop elettronico

Il gruppo nasce come collettivo fra Napoli e Salerno e diventa uno dei pochissimi progetti italiani ad avere un suono immediatamente riconoscibile all’estero, grazie a brani come “Chase the Sun” e “The Switch”. La loro formula — basi elettroniche costruite in studio, voci ospiti quasi sempre inglesi — li ha resi più familiari nelle classifiche europee che in quelle di casa, dove spesso sono arrivati per vie traverse: pubblicità, sigle televisive, compilation.

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Curiosità: nel video di “Lemonade” compaiono note musicali che richiamano “Chase the Sun”, il brano del 2001 che ha reso i Planet Funk riconoscibili in mezza Europa. È una citazione interna: la raccolta guarda indietro, e il video ne approfitta per legare il pezzo nuovo a quello che il pubblico ricorda meglio.

Perché riascoltarla

Nelle raccolte gli inediti sono spesso riempitivi, e a quindici anni di distanza si riconoscono subito. Lemonade no: regge da sola, perché non prova a rifare il successo di prima ma prende un’idea semplice — l’amaro che si può trasformare, forse — e la lascia sospesa. Nell’archivio di Airdave la sua scheda è stata stampata trentotto volte, più di molti brani più celebri del gruppo.

Titolo: Lemonade
Artista: Planet Funk
Voce: Dan Black
Uscita: 16 gennaio 2009
Raccolta: Planet Funk
Etichetta: Universal
Autori: Dan Black, Domenico Canu, Sergio Della Monica, Alessandro Neri, Marco Baroni
Durata: 3:41

La scheda del brano si trova nell’archivio alla pagina di Lemonade, mentre il resto del catalogo è raccolto nella pagina dei Planet Funk.