Re o capo di stato, buono o maleducato, guardia o ladro: Figlio di un re di Cesare Cremonini è costruita come un lungo elenco di opposti, e ogni coppia serve a dire la stessa cosa. Chiunque tu sia, qualunque titolo porti, c’è un punto in cui tutte queste differenze smettono di contare. Quel punto, nella canzone, ha un nome solo: l’amore.
Il terzo singolo di Il primo bacio sulla Luna
Il brano arriva in radio il 23 gennaio 2009 come terzo singolo di Il primo bacio sulla Luna, il terzo album da solista di Cremonini, pubblicato da Warner il 26 settembre 2008 e prodotto da Walter Mameli. Segue “Dicono di me”, uscito a maggio per anticipare il disco, e “Le sei e ventisei”, lanciato lo stesso giorno dell’album. In scaletta è la nona traccia.
Per un singolo radiofonico è una scelta poco ovvia. Nella versione dell’album dura sei minuti e quarantasei secondi, e al posto del ritornello pensato per il primo ascolto ha un impianto che guarda al jazz, con la chitarra ritmica, gli assoli di tromba e l’organo Hammond. Eppure le radio la prendono subito: secondo le rilevazioni Nielsen Music Control, dopo la prima settimana di programmazione entra al ventinovesimo posto come migliore nuova entrata, e a febbraio è già fra i dieci brani più trasmessi in Italia.
Un elenco di opposti che si annullano
Il testo procede per coppie: il figlio di un re e il capo di stato, il buono e il maleducato, il pazzo e il normale, la guardia e il ladro. Poi arrivano i titoli, dottore, scienziato, ufficiale, soldato, cioè il modo in cui la società ci classifica e ci mette in fila. Cremonini li elenca tutti per arrivare alla stessa conclusione: nessuna di queste etichette decide chi sei davvero.
La prima strofa si apre proprio così, Che tu sia figlio di un re o capo di stato, e il titolo della canzone viene da lì. Non racconta di un principe: usa il principe come esempio estremo. Se nemmeno essere figlio di un re conta qualcosa, allora non conta niente di quello che ci portiamo addosso, né il cognome né il mestiere né quello che abbiamo fatto in passato.
L’amore come partenza, non come premio
La parte più interessante è dove la canzone colloca l’amore. Non è una ricompensa per chi se la merita, e nemmeno un rifugio: è il luogo in cui si è disposti a soffrire, lasciando ogni cosa al suo posto e partendo. È un’idea di amore come rischio, che chiede di mettere da parte proprio le identità elencate nelle strofe. Nel finale la frase si fa ancora più netta, e il soffrire diventa essere pronti a morire.
Accanto a questa c’è una seconda promessa, ripetuta più volte: l’amore soltanto l’amore può farti guarire. Dopo tanti “puoi chiamarti” e “puoi cambiare”, è l’unica cosa che nel testo agisce davvero sulla persona. Tutto il resto è nome, ruolo, apparenza: cose che si possono cambiare senza che cambi niente.
Figlio di un re non chiede di scegliere da che parte stare: toglie valore alle parti, e lascia in piedi soltanto quello che si è disposti a rischiare per qualcuno.
L’ultima strofa, la più provocatoria
Nella terza strofa l’elenco cambia tono. Entrano la moda, con Dolce e Gabbana, le guerre sante giuste o sbagliate, la villa e la strada, e un verso che mette in fila identità diverse chiudendo con un accostamento spiazzante fra Lucio Dalla e Sinatra. È il punto in cui Cremonini spinge di più l’idea: non solo le classi sociali e i mestieri, ma anche il genere, l’orientamento e la fama diventano differenze che l’amore rende secondarie.
Il nome di Dalla, in una canzone di un cantautore bolognese, non arriva per caso: Dalla era nato a Bologna come Cremonini. Metterlo accanto a Sinatra significa accostare due figure lontanissime per stile e per storia, che nel verso finiscono sullo stesso piano di chiunque altro. È lo stesso gioco della prima strofa, portato al massimo.
Curiosità: il legame con Lucio Dalla non si è fermato a un verso. Nel giugno del 2021 Cremonini ha annunciato che avrebbe scritto e diretto un film dedicato a Dalla, il suo debutto dietro la macchina da presa, per rendere omaggio a una delle figure più importanti della musica italiana.
Nell’archivio di Airdave
Sulle pagine storiche di Airdave la scheda di Figlio di un re ha raccolto 630 letture ed è stata stampata 116 volte: il segno di una canzone che molti hanno voluto tenere sottomano, non solo ascoltare alla radio. A distanza di anni resta uno dei brani di Cremonini in cui il messaggio è più esplicito, e forse per questo uno di quelli su cui ci si chiede ancora cosa voglia dire.
Titolo: Figlio di un re
Artista: Cesare Cremonini
Album: Il primo bacio sulla Luna (2008)
Singolo: 23 gennaio 2009
Testo: Cesare Cremonini
Produttore dell’album: Walter Mameli
Etichetta: Warner Music Italy
Durata: 6:46
La scheda del brano si trova nell’archivio alla pagina di Figlio di un re, mentre il resto del catalogo è raccolto nella pagina di Cesare Cremonini.
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