Il 21 settembre 1981 la EMI Italiana mandava nei negozi un disco di sette canzoni e poco più di mezz’ora di musica, firmato da un musicista che fino a pochi anni prima faceva sperimentazione elettronica per un pubblico di poche migliaia di persone. Nel giro di un anno “La voce del padrone” sarebbe diventato il primo album italiano a superare il milione di copie. Quarantacinque anni dopo è ancora il punto in cui la musica pop italiana ha smesso di considerare incompatibili la classifica e la filosofia.

Sette canzoni, trentun minuti, un anno in cima

Undicesimo album di studio di Franco Battiato, registrato allo Studio Radius di Milano nel giugno del 1981 e prodotto da Angelo Carrara, “La voce del padrone” è un disco brevissimo: quattro brani sul lato B, tre sul lato A, meno di trentadue minuti complessivi. Gli arrangiamenti portano la firma di Battiato insieme a Giusto Pio, il violinista che era stato suo maestro e che in quegli anni diventa il suo co-autore stabile. Intorno a loro una squadra di musicisti di mestiere: Alberto Radius alla chitarra, Filippo Destrieri alle tastiere, Paolo Donnarumma al basso, Alfredo Golino alla batteria, Claudio Pascoli al sassofono, Donato Scolese al vibrafono. La copertina è di Francesco Messina.

Il risultato commerciale non ha precedenti in Italia. Il disco arriva al primo posto e ci resta per diciotto settimane non consecutive nel corso del 1982, chiudendo l’anno come l’album più venduto. Oltre il milione di copie era una soglia che nessun artista italiano aveva mai toccato, e che rese improvvisamente sensato, per le case discografiche, scommettere su un cantautore che citava filosofi armeni. Rolling Stone Italia lo colloca oggi al secondo posto nella sua classifica dei migliori album italiani di sempre.

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Il titolo è uno scherzo su tre piani

“La voce del padrone” è la traduzione letterale di His Master’s Voice, la storica etichetta britannica il cui logo — il cane che ascolta il grammofono — era passato in Italia proprio alla EMI. Pubblicare per la EMI un disco intitolato così è già una battuta sull’industria che lo stava stampando.

Sotto la battuta ci sono altri due strati. Uno rimanda al romanzo omonimo di Stanisław Lem, l’autore di “Solaris”. L’altro, il più importante per capire il disco, è il pensiero di Georges Gurdjieff: la “voce del padrone” è la coscienza che dovrebbe guidare pensieri, desideri e corpo verso una condotta consapevole, invece di lasciarli andare ognuno per conto suo. È lo stesso impianto da cui nasce il brano più famoso dell’album.

Cosa cerca ancora chi arriva sull’archivio

Qui i numeri li abbiamo noi. Nell’archivio storico di Airdave, che ha registrato le letture delle pagine dal 2003 al 2017, le sette canzoni del disco valgono insieme 15.346 letture. La classifica interna dice cose che le classifiche di vendita non dicono, perché misura una domanda diversa: non chi ha comprato il disco nel 1981, ma chi cercava di capirlo vent’anni dopo.

In testa c’è Centro di gravità permanente con 4.755 letture, seguita da Bandiera bianca con 4.207. Poi il gruppo di mezzo: Gli uccelli (1.803), Sentimiento nuevo (1.758), Segnali di vita (1.563). In fondo Summer on a Solitary Beach (675) e Cuccurucucù (585).

Ma c’è un secondo dato, e racconta un’altra storia. Oltre alle letture l’archivio contava le stampe: quante volte qualcuno mandava una pagina alla stampante per averla su carta. Su Cuccurucucù le stampe sono 151 su 585 letture, cioè più di una ogni quattro visite — di gran lunga il rapporto più alto del disco, quasi il doppio di Centro di gravità permanente. È il comportamento tipico di chi non vuole leggere e basta: vuole il foglio in mano per seguire un testo che, in quel brano, è un collage di rimandi ad altre canzoni.

Le letture dicono quali canzoni la gente cercava. Le stampe dicono quali non riusciva a decifrare al primo ascolto.

Il collage, e perché serviva il foglio

Cuccurucucù prende titolo e ritornello da “Cucurrucucú paloma”, il brano messicano scritto da Tomás Méndez nel 1954, e li usa come filo per cucire una serie di rimandi: la musica anglosassone degli anni Sessanta — Beatles, Rolling Stones, Bob Dylan — insieme a echi che arrivano dall’Iliade. Lo stesso meccanismo è al lavoro in Bandiera bianca, che allude a Doors e Dylan e insieme a Beethoven e Vivaldi.

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È questa la vera novità del disco, più della filosofia. Battiato porta in classifica una scrittura per citazioni, dove il senso non sta nella frase ma nella collisione tra frasi che vengono da mondi lontanissimi. Nel 1981 non era un gioco da intellettuali: era il modo di raccontare un paese che aveva la testa piena di frammenti e non riusciva più a metterli in fila. E in tutta la scaletta del disco, dal primo all’ultimo pezzo, non c’è una sola canzone che si lasci riassumere in una trama.

Curiosità: il disco più venduto della storia della musica italiana dura meno di trentadue minuti, cioè meno di un episodio di una serie tv. Sette canzoni, nessuna delle quali arriva ai sei minuti.

Il paradosso: il capolavoro non è la canzone più cercata

C’è un ultimo dato che vale la pena guardare, ed è il più controintuitivo. Nell’archivio, la canzone di Battiato più letta in assoluto non appartiene a questo disco: è La Cura, del 1996, con 32.271 letture. Più del doppio delle sette canzoni de “La voce del padrone” messe insieme.

Non è una bocciatura del 1981, è la differenza fra due tipi di memoria. “La voce del padrone” è il disco che si studia, si cita e si mette nelle classifiche dei migliori album di sempre; “La Cura” è la canzone che le persone cercano quando ne hanno bisogno, e che continuano a cercare da trent’anni. Un archivio come il nostro misura la seconda cosa, non la prima — ed è esattamente per questo che le due classifiche vale la pena leggerle insieme. Sull’archivio di Airdave le canzoni di Battiato sono 248, e la pagina dell’artista le raccoglie tutte.

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Album: La voce del padrone
Artista: Franco Battiato
Uscita: 21 settembre 1981
Etichetta: EMI Italiana
Produttore: Angelo Carrara
Arrangiamenti: Franco Battiato e Giusto Pio
Registrazione: Studio Radius, Milano, giugno 1981
Copertina: Francesco Messina
Tracce: 7
Letture nell’archivio Airdave: 15.346