Dopo vent’anni passati a raccontare il buio, i Placebo hanno fatto un disco sulla scelta di uscirne. Bright Lights è uno dei pezzi che quel passaggio lo mette in scena meglio, e il titolo — le luci accese — non è un dettaglio decorativo: è la direzione in cui l’intero album guarda.
Il quarto singolo di Battle for the Sun
Il brano esce come singolo l’8 febbraio 2010, quarto estratto da Battle for the Sun, sesto album della band pubblicato il 9 giugno 2009. Fuori dal digitale, il singolo fisico è arrivato solo in Francia e Germania. Lo firmano insieme Brian Molko, Stefan Olsdal, Steve Forrest e Bill Lloyd, e lo produce David Bottrill.
Il disco era stato registrato fra agosto e settembre 2008 ai Metalworks Studios di Mississauga, in Canada, e segnava un cambio importante: alla batteria non c’era più Steve Hewitt, uscito dalla band nel 2007, ma Steve Forrest, al suo primo album coi Placebo. Un gruppo che cambia batterista dopo tredici anni non suona quasi mai come prima, e infatti non suona come prima.
Uscire dal buio, detto dall’autore
Sul senso del disco Brian Molko è stato esplicito: ha raccontato di aver fatto un album sullo scegliere la vita, sull’uscire dall’oscurità per entrare nella luce, e ha aggiunto che era il primo lavoro della band con una vera unità tematica. È una dichiarazione che pesa, arrivando da chi aveva costruito la propria reputazione sull’opposto.
Bright Lights racconta il momento scomodo in cui si guarda indietro alla propria versione peggiore e si ammette di esserne usciti: non una guarigione, una constatazione.
Il brano si muove esattamente lì. Non è un pezzo trionfale né una canzone di rinascita con il finale in crescendo: è il resoconto di chi ripensa a com’era, a quanto si raccontava di stare bene, e misura la distanza. Questa è la nostra lettura — sul significato specifico di questa canzone i Placebo non hanno rilasciato dichiarazioni dettagliate, a differenza di quanto fatto per l’album.
Per capire quanto pesi quel cambio di rotta bisogna ricordare da dove venivano. I Placebo si erano formati a Londra a metà degli anni Novanta e avevano costruito la loro reputazione su un repertorio di dipendenze, ambiguità e autodistruzione, con la voce nasale e riconoscibilissima di Brian Molko a farne il marchio di fabbrica. Erano, per una generazione, la band da ascoltare quando le cose andavano male.
Arrivare, al sesto disco, a dichiarare di aver scritto un album sullo scegliere la vita significava rischiare il pubblico costruito fino a quel momento. È la ragione per cui parte della critica reagì male: non al suono, ma al cambio di postura.
Le luci, e cosa rappresentano
Nella tradizione anglosassone le luci accese sono un’immagine doppia: sono il richiamo della città e del suo eccesso, ma anche quello che ti accecano quando esci da una stanza buia. I Placebo giocano su tutti e due i significati, e il pezzo tiene insieme la nostalgia per una vita più disordinata e il sollievo di averla lasciata.
Musicalmente il brano segue la stessa logica: chitarre pulite e un impianto sonoro più largo e definito rispetto ai dischi precedenti, effetto anche della produzione di Bottrill, abituato a lavorare su suoni ampi. I Placebo dei primi album erano volutamente stretti e ruvidi; qui c’è aria.
L’ultimo dei quattro singoli
Battle for the Sun fu accompagnato da una campagna lunga: “For What It’s Worth” uscì il 20 aprile 2009, prima dell’album, poi arrivarono “The Never-Ending Why” a metà settembre e “Ashtray Heart” una settimana dopo. Bright Lights chiude la serie a febbraio 2010, otto mesi dopo il disco, quando di solito un album ha già smesso di produrre singoli.
Questo spiega anche le posizioni modeste in classifica, sessantaduesimo in Germania e novantaduesimo in Francia: a quel punto il pezzo non serviva a lanciare il disco ma a tenerlo vivo durante il tour. Il pubblico italiano lo ha incontrato soprattutto lì, nei concerti, e non attraverso la radio.
Come fu accolto il disco
Battle for the Sun arrivò all’ottavo posto in Gran Bretagna e primo in Austria, Belgio e Francia. La critica si divise nettamente: Alternative Press lo premiò con quattro stelle e mezzo lodandone la coesione, mentre NME e Rolling Stone furono severi, rimproverando al gruppo enfasi eccessiva e mancanza di originalità. Quel disaccordo, a distanza di anni, è il segno di un disco che cambiava qualcosa invece di ripetere la formula.
Curiosità: il singolo circolò in due versioni diverse: quella dell’album, missata da Alan Moulder, e una versione apposita per il singolo missata da Dave Bascombe. Sul CD uscito in Francia e Germania comparivano anche un remix e una registrazione dal vivo di “The Never-Ending Why”.
Titolo: Bright Lights
Artista: Placebo
Album: Battle for the Sun (2009)
Singolo: 8 febbraio 2010
Autori: Brian Molko, Stefan Olsdal, Steve Forrest, Bill Lloyd
Produttore: David Bottrill
Etichetta: PIAS
Classifiche: n. 62 in Germania, n. 92 in Francia
La scheda del brano si trova nell’archivio alla pagina di Bright Lights, insieme al resto del catalogo nella pagina dei Placebo.