
Alla fine degli anni’ 60 irrompono nel mondo dell’arte musicale gli strumenti elettronici.
La fonte Sonora
Parliamo quindi di una seconda era di strumenti musicali. Questa rivoluzione spinse alcuni musicisti ed autori a scrivere che tale invenzione poteva addirittura nuocere all’arte stessa: effettivamente la cosa destava tanto allarmismo quanto successo, ma la responsabilità di questi comportamenti era dovuta principalmente ad una non-predisposizione alla novità, insieme ad un attaccamento, capibile, allo strumento nella sua natura.
In ogni caso c’è voluto poco affinché paure e perplessità si mettessero da parte, lasciando spazio all’ampia creatività di chi ne intui le vere potenzialità.
La differenza tra gli strumenti musicali classici e quelli elettronici sostanzialmente è il metodo con cui viene generato il suono.
Se dai pianoforti alla chitarra, escludendo quella elettrica, il suono è prodotto da vibrazioni di martelletti e corde, questo nuovo strumento musicale possiede un generatore di suono interno, come nel caso dei mitici Moog (Fig.1) , oppure una memoria interna RAM, proprio come quella dei computer, nella quale risiedono file audio pre-registrati (tecnicamente il termine è campionati) e raggruppati in banche suoni per una facile catalogazione del tipo di suono stesso.
Alla nascita di tali attrezzature la differenza tra le une e le altre era caratterizzata dal tipo di suono generato: ognuna di esse aveva il proprio compito da svolgere nello studio di registrazione: le “Drum Machine” (fig.2)
si occupavano di riprodurre suoni ritmici e percussivi; gli “expander” e i “synthetizer” (Fig. 3) raccoglievano in banchi sonori una vasta gamma di suoni che andavano da quelli elettrici (chitarre, archi, organi, bassi, etc.) a quelli a fiato (trombe, sax, etc.)
Potrei scrivere un capitolo a parte solo per i “Sampler” ossia i campionatori (Fig. 4):
questo mitico strumento possedeva, e lo fa ancora oggi, la magia di riprodurre su tastiera tutto ciò che si riusciva a registrare all’interno della memoria RAM: era così semplice farlo che, per alcuni modelli, la procedura di registrazione consisteva semplicemente nel premere un tasto REC sul pannello di controllo.
Per questo motivo i campionatori sono entrati da subito, ed anche in modo prepotente, nei DjSET a cavallo tra anni ’80 e ’90 ed, in particolare, hanno rivoluzionato il concetto della Computer Music, facendo nascere una fascia di neo-artisti in grado di produrre musica nella propria casa, un metodo che prese il nome appunto di Home Recording.
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