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MIDI (MusikMaker) Oberheim Roland Yamaha Kawai Atari by Daniele RAVAIOLI

Daniele RAVAIOLI, 26 ottobre 2009, Nessun commento

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M.I.D.I. Gli strumenti musicali elettronici, la nostre fonte sonora, per poter comunicare tra loro, devono essere fisicamente connessi. Con il termine MIDI (acronimo di Musical Instrument Digital Interface) si indica il protocollo standard per l’interazione degli strumenti musicali elettronici tra loro (anche mediante un computer).

Dato che le sonorità prodotte dai primi sintetizzatori elettronici risultavano abbastanza povere (questo era dovuto al fatto che esse venivano generate attraverso degli algoritmi elementari), si cercava di ottenerne altre più complesse sommando i suoni di più moduli di sintesi. Il problema stava nel pilotare contemporaneamente tutte queste tastiere attraverso una sola di esse.
Per questa esigenza, nei primi anni ’80, nacque il MIDI, un’interfaccia digitale capace di mettere in comunicazione tastiere, strumenti musicali ed i primi rudimentali sequencer tra loro.

Il prototipo venne presentato da due progettisti della Sequential Circuit (SCi), Dave Smith e Chet Wood, che nel 1981 proposero le prime specifiche del MIDI in un documento pubblicato sotto il nome di “The complete SCI MIDI“. All’inizio diversi costruttori ,come Oberheim e Roland, offrivano già sui propri strumenti alcuni sistemi di interfacciamento che però funzionavano solo su strumenti dello stesso costruttore, invece il protocollo di Smith e Wood si presentava come un sistema in grado di superare questo limite.
Al fine di garantire la piena compatibilità tra i vari strumenti, al di là della casa produttrice, ogni costruttore fu invitato a partecipare alla stesura definitiva delle prime specifiche MIDI: SCi, Roland, Yamaha e Kawai furono i primi produttori di strumenti digitali ad aderire alla definizione e alla diffusione di questa interfaccia.
Successivamente l’inclusione di serie delle porte MIDI, con 5 pin che servono sia a trasmettere che a ricevere (Fig.1), in tastiere come la Yamaha DX7 e computer Atari (Fig.2), inizialmente, fece sì che questa innovazione fosse disponibile ad una utenza molto vasta e cominciasse a trovare una utilizzazione importante all’interno delle produzioni musicali più disparate.
Esistono essenzialmente tre tipi di porte MIDI, MIDI In, MIDI Out e MIDI Thru, ognuna con una specifica funzione.
E’ importante sottolineare che i dati MIDI non contengono i suoni stessi che sono, invece, generati dalle periferiche riceventi, ossia le nostre “fonti sonore”, bensì trasportano l’informazione di quali note debbano essere suonate, per quanto tempo, il volume delle stesse ed anche altri parametri quali il pitch-bending, la modulazione, il pan, tutte informazioni che vengono inviate da un trasmettitore, tramite la porta MIDI Out, ad un ricevitore, tramite la porta MIDI In, che potrà suonarle e\o trasmetterle ulteriormente, tramite la porta MIDI Thru, ad altre periferiche (Fig.3).
A differenza degli strumenti musicali i Computer, di serie, non sono forniti di questa interfaccia quindi la soluzione è una scheda audio (Fig. 4), interna o esterna che sia, che permette il trasferimento sia dei dati via MIDI che di quelli audio: tecnicamente si occupa di trasformare un flusso audio digitale in un segnale analogico: una scheda audio tipica include un chip sonoro solitamente equipaggiato con un convertitore D/A (Digitale/Analogico) che converte onde sonore registrate o generate in digitale in un segnale analogico.

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