
Il MIDI, non è un formato audio digitale simile agli altri, nel senso che non contiene suoni: è, invece, un file che contiene una serie di istruzioni che comunicano a un software di suonare una sequenza di note (definite in termini di durata, timbrica ecc…);
i suoni eseguiti, non sono dunque incorporati nel file midi, ma nel software che li suona o nella scheda audio stessa. Essendo dunque un file midi essenzialmente una sequenza di comandi, è piccolissimo in dimensioni (poche decine di KB).
Le sue applicazioni sono molteplici (basi musicali, utilizzo in ambito di registrazione con gli strumenti virtuali…), ma fondamentalmente diverse rispetto a quelle degli altri formati audio qui descritti.
Il più famoso formato audio compresso, che ha rivoluzionato la diffusione della musica via internet, nasce in Germania alla fine degli anni ottanta, per mano del Fraunhofer Institut.
Solo alla fine degli anni novanta, però, si sono diffusi i primi lettori mp3 software sui normali home computer.
Per comprimere un file audio (ad es. un file wav o aiff), l’algoritmo mp3 si basa sulla cosidetta modellazione psicoacustica: è noto che la sensibilità uditiva umana è massima fra gli 1 e i 5 kHz, mentre decade velocemente sopra o sotto queste frequenze.
Sulla base di questo, le frequenze a cui l’ascolto umano è meno sensibile, vengono tagliate nel processo di compressione, così da risparmiare spazio; in particolare, l’mp3 taglia soprattutto nelle frequenze medio-alte e alte. Se ascoltate (su un impianto di qualità) una canzone a qualità cd e il corrispettivo mp3 (ad es. a 128 Kbps), noterete che manca qualcosa nella zona delle frequenze più alte, una certa brillantezza e pulizia che, inevitabilmente, nell’mp3 va persa.
La qualità di ascolto (almeno per la musica pop e rock, molto meno per la musica classica) rimane buona fino a un bitrate di circa 128 Kbps (rapporto di compressione 12:1 circa, rispetto a un WAV di qualità CD) Infine, attenzione: circa la qualità audio, non è importante soltanto il rapporto di compressione, ma anche (e parecchio) il software che usate per comprimere il file; in genere, i software di registrazione e editing audio hanno degli ottimi strumenti in questo senso.
L’mp3PRO è una evoluzione dell’mp3 realizzata da Thomson e Fraunhofer.
In particolare, questo formato usa un diverso e più efficiente algoritmo di compressione sulle alte frequenze (notoriamente il punto debole dell’mp3) noto come SBR (Spectral Band Replication). Il formato mp3PRO è compatibile con i lettori mp3 (che lo suonano con la stessa qualità di un normale mp3), ma necessita di lettori specifici per sfruttarne le sue migliori caratteristiche (non molto diffusi).
L’Equalizzazione Home Recording – Daniele Ravaioli
La registrazione della voce In studio (Computer music – Home Recording)