
Tecnicamente l’equalizzazione è il procedimento di filtraggio a cui è sottoposto un segnale audio per compensare eventuali disuniformità della risposta in frequenza dell’apparato che lo produce o durante l’operazione di mastering (post-produzione) per ottenere una ben precisa tipologia di suono, o ancora durante il mixaggio per ottenere il suono desiderato.
Per raggiungere lo scopo si utillizzano circuiti elettrici chiamati equalizzatori che permettono di amplificare o attenuare determinate frequenze (fonte Wikipedia).
Se si ha un’ottima conoscenza della compressione, vista nell’ultimo articolo, e dell’equalizzazione, siamo al 50% di quello che bisogna sapere sul trattamento del suono, sia pre che post mastering.
Regole universali non esistono quando si ha a che fare con l’equalizzazione quindi dobbiamo fidarci per lo più del nostro orecchio, che reputiamo già abbastanza attendibile, direi. Per fortuna un punto di partenza ci viene fornito da ottimi consigli di tecnici del suono, esperti in materia, senza togliere importanza alla necessità di ognuno di noi di fare esperienza “sul campo” provando e riprovando varie soluzioni e sperimentando dei suoni apparentemente “non-equalizzati”.In questo articolo riporterò l’esperienza mia e di tecnici con i quali ho collaborato riferendomi più alle situazioni in studio che in quelle dal vivo.
Il resto sta a voi!
Come si fa ad individuare una particolare frequenza, per tagliarla, ampliarla o eliminarla? Ci serve un equalizzatore parametrico. Diversamente dall’equalizzatore grafico, che è quello che trovate in genere sull’apparecchio stereo di casa, che suddivide lo spettro sonoro in bande prefissate e permette solo di operare un taglio o un boost su queste, in un amplificatore parametrico è possibile variare tutti i parametri necessari.
Questi parametri sono: la frequenza centrale del taglio o del boost, la larghezza di banda (anche detta “Q” o “campana”), il gain. Questi controlli, per ogni canale, sono disponibili per bassi, medio-bassi, medi, medio-alti e alti. Per i bassi e per gli alti sono spesso disponibili anche i controlli di shelf, che consentono un taglio (o boost) completo al di sotto o al di sopra di una certa frequenza.
Nei casi ideali è possibile anche decidere con quale pendenza vogliamo che avvenga questo taglio o boost.
Quando un equalizzatore parametrico non dispone del controllo di Q, allora viene detto “semi-parametrico”.
Ma ora torniamo al nostro esempio. Immaginiamo che abbiamo capito che la frequenza che ci dà fastidio sia nei medi ma non sappiamo come individuarla.
Andiamo allora nella sezione dei medi del nostro equalizzatore e mettiamo il controllo della largezza di banda (Q) al valore più basso possibile, ossia in modo che l’equalizzazione che stiamo andando ad operare interessi la porzione minore possibile di spettro.
Ora alziamo al massimo il controllo del gain e muoviamoci abbastanza lentamente con il controllo della frequenza. Quando sentiremo altissima la frequenza che ci dà fastidio (e se ci dà fastidio, state sicuri che sarà molto evidente nel momento in cui la troviamo) allora abbassiamo immediatamente il gain realizzando il taglio di cui abbiamo bisogno. A questo punto possiamo anche decidere se vogliamo allargare la campana o se preferiamo lasciarla al minimo.
A causa della vastità di questo argomento sono costretto a rimandarvi al prossimo articolo.
Ne approfitto per ringraziare i miei sempre più numerosi lettori ed esortarli a continuare questa esperienza.
Daniele Ravaioli DJ/Producer
Daniele RAVAIOLI
danirava@yahoo.it
Effetti del mastering Audio: L’Equalizzazzione del suono 2/4
Effetti del mastering Audio: L’Equalizzazzione del suono 3/4